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Strutture ricettive e controllo della Legionella: nuove strategie e successi

Strutture ricettive e controllo della Legionella: nuove strategie e successi

 

Strutture ricettive e controllo della Legionella: nuove strategie e successi

La presenza di Legionella negli impianti idrici delle strutture, è una situazione molto comune e diffusa: il batterio infatti vive naturalmente negli ambienti acquatici, e può proliferare negli impianti costruiti dall’uomo.
Purtroppo questo batterio può provocare infezioni nell’uomo, specie nei soggetti più deboli come anziani o immunodepressi.

La contaminazione avviene attraverso i vapori e gli aerosol che si sprigionano, ad esempio, dai soffioni delle docce, dai giochi d’acqua delle fontane, dai vapori dei bagni turchi o delle vasche termali.
Quando questi vapori vengono inalati, è possibile contrarre la febbre di Pontiac o la Legionellosi.

La principale arma utilizzata nel controllo della Legionella, è rappresentata dall’immissione di Cloro nell’impianto idrico. Questo trattamento, cioè la clorazione, può essere applicato sia per una disinfezione shock (alta concentrazione di cloro nell’acqua per un tempo limitato), sia per il trattamento in continuo (bassa concentrazione di cloro immessa continuamente nel circuito tramite una pompa).

L’ uso del cloro presenta tuttavia diversi problemi:

  • la sua efficacia varia in base alle caratteristiche dell’acqua in cui è immesso (temperatura, pH, durezza…)
  • corrode nel tempo le tubature in metallo
  • produce dei sottoprodotti nocivi
  • non è efficace contro il biofilm
  • per i trattamenti di bonifica shock è necessario interrompere l’attività lavorativa ed interdire l’uso dell’acqua

strutture ricettive 3

Strutture ricettive Legionella

La legionella e il biofilm

Il biofilm è un’aggregazione complessa di microrganismi che, attraverso la secrezione di una matrice protettiva, aderiscono ad una superficie. Una volta che si è formato, il biofilm diventa parecchio resistente e difficile da eliminare con i trattamenti chimici convenzionali.

Strutture ricettive legionella 2

Nuove strategie per le strutture ricettive

La case history che vi proponiamo, riguarda proprio il trattamento nelle strutture ricettive.
Utilizzando un prodotto innovativo, il biossido di cloro XzioX 0,35%, abbiamo risolto il problema di contaminazione dell’impianto idrico dell’hotel in questione:

  • senza il rischio di corrosione delle tubature in metallo
  • senza essere vincolati dal pH, dalla durezza o dalla temperatura dell’acqua
  • agendo sul biofilm (a lungo termine)
  • e sopratutto senza interrompere l’attività lavorativa della struttura, evitando quindi disagi per la clientela e per i gestori

CASE HISTORY LEGIONELLA

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Allegati

Ortofrutta, pescheria, macelleria: sacchetti a pagamento dal 01 gennaio 2018

Ortofrutta, pescheria, macelleria: sacchetti a pagamento dal 01 gennaio 2018

 

Ortofrutta, pescheria, macelleria:
sacchetti a pagamento dal 01 gennaio 2018

Nelle scorse settimane è stata approvata una legge che modifica i requisiti dei sacchetti leggeri fino ad oggi utilizzati nei reparti dei supermercati. Dal primo gennaio 2018, dovranno essere sostituiti con buste biodegradabili e non sarà più possibile cederli gratuitamente.

Sacchetti a pagamento: quali?

sacchetti a pagamento nei supermercati

Tutti i prodotti acquistati al banco nei supermercati, ad esempio nel reparto macelleria, pescheria ed ortofrutta, sono prelevati direttamente dal cliente o ricevuti dal banconista avvolti in un sacchetto di plastica.
Da gennaio 2018 queste buste dovranno rispettare dei precisi standard, e saranno quindi biodegradabili, compostabili, composte dal 40% di materia proveniente da fonti rinnovabili (quota che salirà al 60% nel 2021).
Tutti dovranno rispettare lo standard internazionale UNI EN 13432 e per questo motivo necessiteranno di una certificazione da parte di enti accreditati.
Oltre a questo, dove necessario, le buste dovranno essere dichiarate idonee al contatto con gli alimenti.

La norma, però, prevede che questi sacchetti dovranno essere ceduti solo a pagamento, come già avviene per le shopper che si trovano in cassa.
Non sono state fornite motivazioni a supporto di quest’ultimo aspetto, e ci sono quindi dei malumori tra i consumatori: le nuove buste dovrebbero costare ai supermercati circa 2 centesimi al pezzo, il prezzo al cliente finale non è ancora certo.

Sacchetti a pagamento: ci sono alternative?

La prima soluzione che viene in mente è quella di utilizzare buste e sacchetti portati direttamente dal cliente.
Questa ipotesi, però, presenta alcuni problemi: sacchetti in carta come quelli utilizzati per il pane, o shopper biodegradabili, non sono trasparenti. Il controllo sulla tipologia di prodotti acquistati diventerebbe quindi difficile, se non impossibile, per l’operatore in cassa. Inoltre, utilizzare buste di materiali e grandezze differenti dal tipo standard offerto nel supermercato, rappresenta un problema in termini di taratura da usare per la pesata.

Un’ altra opzione potrebbe essere quella di ridurre il numero di sacchetti a pagamento utilizzati, inserendo prodotti diversi nella stessa busta. Per fare questo, dovremmo però eseguire pesate separate per ottenere i giusti scontrini per ciascun prodotto, ad esempio melanzane e pomodori.

In alcuni casi, inoltre, si potrebbe apporre lo scontrino direttamente sul prodotto: pensiamo ad esempio ad un melone o ad una noce di cocco.
Questa soluzione, però, potrebbe essere adatta solo a prodotti che vanno consumati eliminando la buccia e che hanno delle dimensioni sufficienti per lo scontrino.

In ogni caso, i supermercati saranno chiamati a definire un proprio regolamento in merito, ed i consumatori dovranno quindi attenersi a quello.

UTILITA’:

Comunicato Assobioplastiche

 

Arriva il Decreto Sanzioni per le etichette alimentari errate

Arriva il Decreto Sanzioni per le etichette alimentari errate

 

Decreto sanzioni in arrivo per le etichette errate

Il Regolamento CE 1169/2011 è entrato in vigore ormai da diverso tempo, e gli obblighi riguardo le informazioni da fornire ai consumatori sono chiari. Ad oggi non esiste però un regime sanzionatorio specifico per le violazioni riguardanti l’etichettatura dei prodotti alimentari.

Il giorno 8 Settembre 2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto sanzioni che propone un “quadro sanzionatorio di riferimento unico per la violazione delle norme sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e consentire un’applicazione uniforme delle sanzioni a livello nazionale”.

Il nuovo Decreto sanzioni descrive a cosa va incontro chi mette in commercio prodotti con informazioni in etichetta non corrette, inesatte o parziali.
Per ora, si parla di sanzioni amministrative dai 150,00 ai 150.000,00 Euro, con cinque scaglioni in base alla gravità della violazione.

Le etichette alimentari, oltre a essere importanti per un principio di trasparenza, spesso hanno implicazioni sulla salute: si pensi ad esempio agli ingredienti allergenici.
Bisognerà quindi attendere la pubblicazione della norma e chiarire il suo contenuto per intero.
Resta da capire infatti, come si procederà per violazioni che comportano un rischio per la salute dei consumatori.

decreto sanzioni etichettatura

Ricordiamo che l’etichettatura è la carta d’identità del prodotto alimentare. Riveste un ruolo fondamentale sia in ambito di marketing, che di garanzia per il consumatore.

Una corretta etichettatura è il primo strumento sia per trasmettere al consumatore la qualità del prodotto che del lavoro che c’è dietro.

Clicca qui per ulteriori approfondimenti.

 

Allergie alimentari: ci sono quantità soglia minime?

Allergie alimentari: ci sono quantità soglia minime?

 

Allergie alimentari e valori soglia: una questione ancora aperta

Il tema delle allergie alimentari è ormai molto familiare a tutti i consumatori. Il Regolamento CE 1169/2011 ha infatti stabilito obblighi precisi sulle informazioni da fornire riguardo la presenza di ingredienti capaci di provocare reazioni avverse nei soggetti sensibili.
Ci siamo infatti ormai abituati al libro degli ingredienti (ad esempio in gastronomie e pasticcerie) e alle indicazioni sugli allergeni nei menù dei ristoranti.
Resta invece ancora aperta la questione su certe diciture quasi sempre presenti nelle etichette dei prodotti alimentari. (Dubbi sull’etichettatura? Chiedi una consulenza)
Stiamo parlando della frase: “può contenere tracce di” frutta a guscio, latte, ecc.

Allergie e intolleranze alimentari

Anche se può sembrare scontato, è sempre utile sottolineare quale sia la differenza tra intolleranze e allergie alimentari.

Quando una persona è intollerante ad un alimento, ad esempio al lattosio, presenta una serie di disturbi quando assume cibi che lo contengono. Questi disturbi, generalmente, sono legati alla difficoltà dell’organismo di digerire o assimilare correttamente la sostanza, provocando sintomi e problemi molto diversi a seconda dei casi.
In caso di intolleranza, la gravità dei sintomi è conseguente alla quantità di sostanza ingerita.

Quando una persona è allergica ad un alimento, ad esempio ai crostacei, il suo organismo scatena una reazione immunitaria specifica in presenza dell’allergene.
Anche in questo caso i sintomi possono essere di vario tipo, ma non sono legati alla quantità di allergene ingerito.

Allergie alimentari 1

Valori soglia degli allergeni

Dicevamo che nell’industria alimentare si è diffusa sempre di più la consuetudine di scrivere in etichetta “contiene tracce di…” “prodotto in uno stabilimento che lavora anche…“.
Tali diciture, prima di tutto, sono errate e illegittime da un punto di vista normativo.
Infatti bisogna riportare in etichetta la presenza di un allergene quando questo è un componente del prodotto, a prescindere dalla quantità.
Oppure quando la sua presenza non si può escludere, nonostante le procedure di prevenzione dalle contaminazioni adottate in azienda.

Inoltre, proprio perchè nei soggetti allergici la reazione non è legata alla quantità ingerita, il concetto di “tracce” non ha alcun valore.

Oltre alle problematiche legali, queste frasi rendono difficile la scelta dei prodotti da acquistare per i consumatori allergici.

Ad oggi, come dicevamo, non è stato possibile raggiungere un parere scientifico univoco sulle quantità minime in grado di scatenare la reazione nel soggetto che soffre di allergie alimentari, sebbene siano stati fatti diversi studi su questo tema.
Uno di questi, realizzato nell’ambito del progetto EuroPrevall e pubblicato nel Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha cercato di individuare la soglia di pericolosità di 5 allergeni molto comuni, ossia arachidi, nocciole, sedano, pesce e crostacei.
Sono stati raccolti dati su più di 400 persone, cercando di individuare la quantità di allergene in grado di provocare la reazione in almeno il 10% dei soggetti.
Dai risultati è emerso che per quanto riguarda sedano, arachidi, nocciole e pesce sono sufficienti pochi milligrammi, mentre per i gamberetti la quantità si attesta intorno ai 2 grammi e mezzo.

Gli studi da eseguire prima di giungere a dei risultati sufficienti sono ancora in corso, e si sta investendo molto per conferire sempre più rilevanza scientifica alle informazioni riportate nelle etichette dei prodotti alimentari.

 

Conosciamo meglio la Stevia, il dolcificante naturale

Conosciamo meglio la Stevia, il dolcificante naturale

 

La Stevia, una pianta antica molto moderna

La Stevia rebaudiana è una piccola pianta erbaceo-arbustiva che appartiene alla famiglia delle Asteraceae.
Questa pianta è originaria delle montagne fra Paraguay e Brasile, dove è tradizionalmente utilizzata come dolcificante.
Dato il clima del suo ambiente di origine non è molto resistente al gelo, e per crescere ha bisogno di posizioni soleggiate o di mezza ombra.

Stevia 1

Le proprietà della stevia.

Fin dall’antichità i popoli sudamericani conoscono le proprietà di questa pianta: dolcificante, antinfiammatorio e antiossidante.

Per quanto riguarda il potere dolcificante, le sostanze responsabili sono principalmente lo stevioside, e il rebaudioside A.
Queste molecole sono presenti in tutta la struttura della pianta, e soprattutto nelle foglie.

La miscela di queste due molecole ha un potere dolcificante circa 200 volte più potente del saccarosio (cioè dello zucchero comune), ma senza alcun valore nutrizionale.
Questo significa che le calorie assunte consumando la stevia sono pari a zero.

In media, una foglia fresca (o 1/4 di cucchiaino di foglie essiccate), corrisponde a 1 cucchiaio di zucchero.

Un altro vantaggio che rende la stevia interessante come alternativa allo zucchero è la capacità di resistenza al calore dello stevioside e del rabudioside A.
Altri dolcificanti ipocalorici, come l’aspartame, si degradano ad alte temperature e non possono essere utilizzati ad esempio nei prodotti da forno.

Tradizionalmente, inoltre, in Sud America viene impiegata questa pianta come aiuto nel trattamento del diabete. Uno studio [1] ha confermato che lo stevioside abbassa l’indice glicemico e favorisce la produzione di insulina, rendendo la molecola effettivamente interessante per il trattamento della patologia diabetica.

Cosa ne dice la scienza.

Gli studi in vitro (cioè eseguiti “in provetta”) hanno dimostrato che lo stevioside e lo steviolo possiedono un potere mutageno: questo li renderebbe potenzialmente capaci di favorire l’insorgenza di malattie tumorali.
Tuttavia, gli studi in vivo [2]  (cioè eseguiti su organismi viventi) non hanno portato risultati che confermino direttamente tale pericolo.

Inoltre, statisticamente parlando, nei Paesi dove la stevia viene utilizzata comunemente, non esiste una correlazione significativa tra il consumo del dolcificante e le malattie tumorali.

Le regole sull’uso della stevia.

Esaminando i dati provenienti dai Paesi che ne fanno uso corrente, anche da molto tempo, la FAO e l’OMS hanno stabilito una “dose massima giornaliera” di steviolo di 2 mg/kg peso corporeo.

Nel novembre 2011 la Commissione Europea ha adottato il regolamento UE 1131/2011 che ha concesso l’autorizzazione all’uso dei glicosidi steviolici come dolcificanti negli alimenti.
All’additivo alimentare è stato assegnato il codice “E960” (da utilizzare per le informazioni in etichettatura) e lo stesso additivo è stato aggiunto all’elenco UE degli additivi alimentari autorizzati.

Qui è possibile leggere il Regolamento UE 1131/2011 che autorizza l’uso dei glicosidi steviolici come dolcificanti.

Note:

[1] Jeppesen PB, Gregersen S, Poulsen CR, Hermansen K, “Stevioside acts directly on pancreatic beta cells to secrete insulin: actions independent of cyclic adenosine monophosphate and adenosine triphosphate-sensitive K+-channel activity”. Metabolism, febbraio 2000, n. 9 vol. 2, pag. 208-14. [2] Geuns JM, Augustijns P, Mols R, Buyse JG, Driessen B., “Metabolism of stevioside in pigs and intestinal absorption characteristics of stevioside, rebaudioside A and steviol.”, Food Chem Toxicol., novembre 2003, n.41 vol. 11 pag. 1599-607.

Articolo realizzato in collaborazione con il dott. Umberto Bevilacqua

Sicurezza sul Lavoro: obblighi e responsabilità del Datore di Lavoro e dei Lavoratori

Sicurezza sul Lavoro: obblighi e responsabilità del Datore di Lavoro e dei Lavoratori

 

Sicurezza sul Lavoro: obblighi e responsabilità

In Italia, il Decreto Legislativo n. 81/2008, chiamato anche Testo Unico, ha riscritto la normativa in materia di Sicurezza sul Lavoro, sostituendo la vecchia 626.

Clicca qui per scaricare il Testo Unico aggiornato a maggio 2017

Clicca qui per i servizi offerti in ambito di Sicurezza sul Lavoro

Al suo interno, tra le molte disposizioni, troviamo intere sezioni dedicate alle responsabilità e agli obblighi del datore di lavoro e delle figure che costituiscono il Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale.
Il Sistema per la Sicurezza sul Lavoro, infatti, si basa sulla cooperazione da parte di tutti i soggetti presenti in azienda, in base al loro ruolo e competenza.

Le figure che vengono individuate dal Testo Unico sono:

  • Datore di Lavoro
  • Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
  • Medico Competente
  • Dirigente
  • Preposto
  • Rappresentante dei Lavoratori (RLS)
  • Addetto alle Emergenze (lotta anti incendio e primo soccorso)
  • Lavoratore

 

Gli obblighi del Datore di Lavoro.

E’ il soggetto titolare del rapporto di lavoro, o il soggetto che ha la responsabilità  dell’azienda, con poteri decisionali e di spesa. E’ il capo del Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale e deve personalmente provvedere a:

  • Valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza e redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
  • Nominare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.

Per tutti gli altri obblighi previsti, il Datore di Lavoro può farsi aiutare da un delegato. Deve infatti:

  • Nominare il medico competente per la sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal decreto.
  • Designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro, primo soccorso e gestione dell’emergenza, tenendo conto delle loro capacità.
  • Fornire ai lavoratori i necessari e idonei DPI, quando necessario.
  • Richiedere l’osservanza delle norme vigenti da parte dei singoli lavoratori, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza di igiene del lavoro di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei DPI messi a loro disposizione.
  • Richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel decreto.
  • Adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa.
  • Adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento.
  • Comunicare all’INAIL, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza di almeno un giorno, escluso quello dell’evento e, a fini assicurativi, le informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza superiore a tre giorni.
  • Adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro.

Il Lavoratore.

E’ il soggetto che svolge un’attività lavorativa, indipendentemente dalla tipologia di contratto e dalla retribuzione.
Secondo questa definizione, quindi, vengono considerati lavoratori:

  • I dipendenti (part-time, full-time, a tempo determinato, a tempo indeterminato, con contratto di somministrazione ecc.)
  • I tirocinanti e gli stagisti
  • I soci lavoratori
  • Gli associati in partecipazione
  • I volontari (Servizio Civile, Vigili del Fuoco ecc.)

Tutti i lavoratori così definiti hanno l’obbligo di:

  • Contribuire all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
  • Osservare le disposizioni e le istruzioni ai fini della protezione collettiva e individuale.
  • Utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza.
  • Utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione.
  • Segnalare immediatamente ai superiori le problematiche dei mezzi, delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione, nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo.
  • Astenersi dal rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo.
  • Astenersi dal compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza.
  • Partecipare ai programmi di formazione e di addestramento.
  • Sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal decreto o disposti dal medico competente.

 

 

 

Dimagrire oggi è più difficile che in passato?

Dimagrire oggi è più difficile che in passato?

 

Dimagrire oggi è più difficile che in passato?

A chi non è capitato almeno una volta di pensare che gli sforzi fatti per dimagrire o restare in forma non producano i risultati sperati?
Sappiamo bene che in molti casi questa idea è dovuta ad una serie di comportamenti sbagliati che involontariamente assumiamo. Scelte sbagliate nell’attività fisica e difficoltà nel calcolare le porzioni sono infatti i pericoli più comuni e documentati.

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Mangiare sicuro all’aria aperta

Mangiare sicuro all’aria aperta

 

mangiare all'aperto: pic nic

Con l’arrivo della bella stagione si moltiplicano le occasioni per mangiare all’aria aperta, organizzando pic-nic o grigliate.
Per evitare che queste belle occasioni si trasformino in spiacevoli ricordi, è bene non dimenticare mai le buone regole per garantire la sicurezza degli alimenti trasportati, preparati e consumati all’aperto.
Le chiavi per la nostra sicurezza in questo caso sono la corretta temperatura di conservazione, la corretta separazione degli alimenti non compatibili e la corretta cottura.

TEMPERATURE DI CONSERVAZIONE E TRASPORTO DEI CIBI:

  • tutti gli ingredienti (carne cruda, latticini, affettati…) e gli alimenti pronti deperibili (sandwich e tramezzini, insalate di riso, macedonie di frutta…) vanno trasportati in contenitori chiusi e puliti, all’interno di borse termiche con siberini (mattonelle ghiacciate).
  • preparare, quando possibile, gli alimenti già pronti in porzioni per evitare di manipolarli più del dovuto all’aperto.

CORRETTA SEPARAZIONE DEGLI ALIMENTI:

  • ridurre il più possibile il tempo che trascorre dalla preparazione dei cibi al loro consumo.
  • prestare attenzione agli utensili ed alle stoviglie per evitare le contaminazioni crociate: ad esempio, è bene usare forchettoni e coltelli diversi per la carne da cuocere e per quella già cotta, così come bisogna evitare di rimettere le porzioni già cotte (verdure, carne, salsicce ecc) nello stesso vassoio o contenitore che abbiamo usato per contenerle prima della cottura.

CORRETTA COTTURA DEGLI ALIMENTI:

  • assicurarsi che la cottura sia completa ed omogenea in tutto lo spessore dell’alimento, specialmente per prodotti come hamburger, polpette, salsicce, spiedini, carne bianca e carne di maiale. Usando il barbecue infatti c’è il rischio che gli alimenti voluminosi si carbonizzino in superficie e restino invece crudi all’interno: questo rappresenta un doppio rischio per la salute, perchè la materia carbonizzata contiene sostanze nocive (ed andrebbe quindi eliminata), mentre l’interno non ben cotto permette la sopravvivenza dei batteri, e quindi possibili casi di infezione o intossicazione alimentare.mangiare all'aperto: grigliata

Oltre a questi accorgimenti, una volta finito di mangiare è necessario ricordarsi di rimettere nella borsa frigo gli alimenti non consumati senza farli rimanere a lungo a temperatura ambiente, in modo da evitare lo sviluppo dei microrganismi, di fare attenzione alla pulizia delle griglie dai residui delle precedenti cotture, di utilizzare per il fuoco di cottura solamente carbonella o legna secca (non verniciata, o trattata con impregnante).

Infine il gesto più semplice (e forse più importante), da ricordare anche e soprattutto quando siamo fuori di casa:
laviamoci sempre le mani prima di maneggiare gli alimenti, quando passiamo dal lavorare alimenti crudi a quelli cotti, dopo aver usato i servizi igienici o utilizzato il nostro smartphone (magari proprio per fotografare la grigliata!).

Anisakis, il parassita del pesce crudo

Anisakis, il parassita del pesce crudo

 

Attenti al verme del pesce crudo

Tutti i parassiti, in natura, passano attraverso diverse fasi e stadi di sviluppo all’interno di organismi diversi, detti “ospiti intermedi”. L’ultimo stadio avviene in quello che si chiama “ospite definitivo”, in cui il parassita raggiungere l’età adulta, si moltiplica e diffonde nuovi esemplari che seguiranno lo stesso ciclo.

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Claims e MOCA, in arrivo le sanzioni

Claims e MOCA, in arrivo le sanzioni

 

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Il decreto legislativo n. 27 del 07/02/2017, pubblicato il 17/03/2017 stabilisce la disciplina sanzionatoria prevista in merito alle indicazioni nutrizionali  e sulla salute fornite con i prodotti alimentari (nutritional and health claims), normati dal Reg. CE 1924/2006: gli importi delle sanzioni amministrative stabilite variano da un minimo di 2.000 a un massimo di 40.000 euro, in relazione alla gravità della violazione contestata.

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