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Sanzioni Etichettatura e Allergeni: le novità dal 09 Maggio 2018

Sanzioni Etichettatura e Allergeni: le novità dal 09 Maggio 2018

 

Sanzioni Etichettatura e Allergeni:
le novità dal 09 Maggio 2018

Il Decreto Legislativo 231 del 15 Dicembre 2017, ha definitivamente messo nero su bianco le sanzioni previste per le violazioni in materia di informazioni fornite ai consumatori di prodotti alimentari.

Dopo le prime anticipazioni dello scorso autunno, infatti, è stato definito nei dettagli il quadro sanzionatorio, che entrerà in vigore a partire dal 09 Maggio 2018.

Quali cambiamenti per i produttori?

Per chi produce e commercia alimenti confezionati a proprio marchio, non sono previsti cambiamenti relativamente alla tipologia di informazioni da riportare in etichetta.
La novità consiste nel poter essere sanzionati per irregolarità singole o multiple, relative a quali informazioni sono presenti ed a come esse siano messe a disposizione.

Qualche esempio:

  • l’assenza in etichetta di informazioni obbligatorie (Art. 9 del Reg. CE 1169/2011), prevede una sanzione da 3.000 a 24.000 euro;
  • l’errata denominazione dell’alimento comporta una sanzione da 2.000 a 16.000 euro;
  • indicazioni non corrette riguardo gli allergeni presenti nel prodotto, sono punite con sanzioni da 2.000 a 16.000 euro;

Per intenderci, se mettiamo in commercio una preparazione a base di frutta che non rispetta i criteri per poter essere denominata “confettura”, la violazione potrebbe costarci fino a 16.000 euro.

E per gli alimenti non confezionati?

Le Normative Europee e Nazionali prevedono una serie di indicazioni che devono essere fornite anche per gli alimenti non confezionati.
Ad esempio, una rosticceria che prepara e vende le lasagne, contorni e polpettoni, deve obbligatoriamente mettere a disposizione per ciascuno di questi prodotti:

  • denominazione dell’alimento;
  • elenco degli ingredienti con evidenza di quelli con potenziale allergenico;
  • indicazione del decongelato quando opportuno;

Queste informazioni possono essere riportate su un apposito registro (il famoso “libro ingredienti”) reso disponibile ai consumatori, in formato cartaceo o digitale.

Da maggio, se non si rispettano queste prescrizioni, si potrebbe essere sanzionati per importi da 1.000 a 8.000 euro.

Questo stesso discorso vale quindi per le attività che rivendono al consumatore finale alimenti non confezionati come pasticcerie, gelaterie, bar, stuzzicherie e gastronomie.

E gli allergeni nei ristoranti?

Dopo tanta confusione con cartelli unici, menù pieni di asterischi, informazioni verbali o totale assenza di indicazioni, gli obblighi restano gli stessi.
Chi somministra al consumatore finale prodotti alimentari, è tenuto a rendere disponibili le informazioni riguardanti gli ingredienti con potenziale allergenico (Allegato II del Reg. CE 1169/2011).
Da maggio, chi non rispetta questa prescrizione può essere multato con sanzioni da 3.000 a 24.000 euro.

Chi è l’Autorità Competente?

Il Decreto ha individuato l’Ispettorato Centrale Tutela della Qualità e Repressione Frodi come Autorità Competente per questo tipo di sanzioni.

Naturalmente, come già detto tante altre volte, il rispetto delle prescrizioni in tema di qualità e sicurezza alimentare non è solo una questione di sanzioni.
Il punto di partenza ed il fulcro centrale di tutto il Settore Alimentare resta il consumatore e la sua tutela.

Ma di fronte a certe potenziali sanzioni, prestare attenzione all’applicazione degli obblighi di legge sarà una tutela anche per la salute di tante Aziende!

Per domande e dubbi siamo sempre disponibili ai recapiti presenti nella sezione Contatti.

Facciamo un test !

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Che siate operatori del settore, studenti o semplici appassionati di cibo,
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Ricorda che per ogni domanda c'è solo una risposta!

1.

Esempio di contaminazione biologica:

2.

La rintracciabilità dei prodotti alimentari:

3.

La sigla H.A.C.C.P. sta per:

4.

Gli addetti che utilizzano i guanti in lattice per lavorare:

5.

Il Piano di Autocontrollo aziendale:

6.

Gli ingredienti con potenziale allergenico:

7.

Quando parliamo di MOCA, ci riferiamo a:

8.

Esempio di contaminazione fisica:

9.

Quando si verifica una non conformità sui prodotti o in una fase di lavoro:

10.

Un Punto Critico di Controllo (CCP) va fuori controllo:

11.

Esempio di contaminazione chimica:

12.

Il controllo degli animali infestanti:


Parliamo un po’ di glutine: cos’è? E’ vero che fa male?

Parliamo un po’ di glutine: cos’è? E’ vero che fa male?

 

Parliamo un po’ di glutine

Il glutine è diventato un protagonista quasi assoluto nelle discussioni a tema alimentazione. Spesso, inoltre, è al centro di messaggi contrastanti.
Infatti, mentre per i celiaci è necessario eliminarlo dalla dieta, c’è chi ne sconsiglia il consumo a tutti, anche in assenza di celiachia.

Ma che cos’è, di preciso, il glutine?

Chimicamente parlando è una sostanza composta da due proteine la glutenina e la prolammina (o gliadina) naturalmente presenti nei cereali.
Questo composto, per formarsi, ha però bisogno di acqua ed energia: quindi non è presente nella farina, si forma durante la lavorazione, quando viene idratata ed impastata.

glutine: chimica

Per questa sua caratteristica, ha una grande importanza nella lavorazione di molti prodotti.
Le farine sono più o meno adatte alla produzione di certi lievitati, proprio in base alle caratteristiche del glutine che possono formare.
Durante la lavorazione, infatti, si crea la maglia glutinica, che rende l’impasto elastico e resistente: questo gli consentirà di adattarsi alla contrazione dovuta all’azione dei lieviti.
Quanto più articolata sarà la maglia, tanto meglio l’impasto potrà lievitare.

glutine: maglia glutinica

Perchè per qualcuno fa male?

Quando mangiamo un cibo che contiene glutine, questo viene digerito e quindi spezzato in molecole più piccole.
Nel caso specifico, la digestione viene messa in atto da un enzima chiamato transglutaminasi.
Nelle persone predisposte, si formano degli anticorpi che reagiscono alla presenza dell’enzima e  si presenta una risposta immunitaria anomala che causa stati di infiammazione e sofferenza ai villi intestinali.
Per questo motivo le persone celiache escludono il glutine dalla loro dieta, in modo da non attivare questo meccanismo a livello dell’intestino.
Ecco perchè c’è sempre l’obbligo di segnalare in etichetta la presenza di ingredienti che contengono glutine, e perchè esistono norme specifiche che regolano l’utilizzo del richiamo “gluten free”.

La dieta senza glutine per i non celiaci

Abbiamo capito che chi soffre di celiachia ha la necessità di non assumere questa sostanza.
Ma sono molte le persone sane che decidono comunque di eliminare dalla dieta i cibi che lo contengono.
Spesso i consumatori sono convinti che questa sia una scelta sana e salutare.

In realtà, questa scelta alimentare può presentare diversi aspetti negativi, come il rischio di sviluppare carenza di alcuni micronutrienti, come il ferro, la vitamina B e l’acido folico.
Inoltre, i prodotti gluten free spesso contengono una maggiore quantità di grassi per mantenere la fragranza, e quindi non sono meno calorici del cibo tradizionale.
Un dolce senza glutine resta pur sempre un dolce, non va interpretato come un’alternativa dietetica.

 

 

La rivolta dei sacchetti ortofrutta biodegradabili

La rivolta dei sacchetti ortofrutta biodegradabili

 

La rivolta dei sacchetti ortofrutta biodegradabili

Sapevamo già da questo autunno (qui il precedente articolo), che dal primo gennaio 2018 sarebbe entrato in vigore il provvedimento che rende obbligatorio l’utilizzo di materiale biodegradabile e compostabile anche per i sacchetti leggeri nei reparti ortofrutta, macelleria ecc.

Ci eravamo lasciati con alcune domande, alcune senza una risposta, e ci ritroviamo adesso di fronte alla realtà.
Questa novità ha suscitato non poche polemiche tra i consumatori: siamo di fronte alla rivolta dei sacchetti.

Tantissime testate giornalistiche e blog si stanno occupando del caso in questi giorni, ed anche fonti ufficiali come i Ministeri dell’Economia e della Sanità si sono pronunciati con note e chiarimenti.
Per questo motivo, abbiamo deciso di dare un contributo diverso, creando una piccola raccolta FAQ sulla questione.

FAQ SACCHETTI ORTOFRUTTA BIODEGRADABILI
A PAGAMENTO

  1. In cosa sono diversi questi nuovi sacchetti?
    A differenza di quelli impiegati fino al 31 Dicembre 2017, i nuovi sacchetti sono biodegradabili e compostabili.
    Questo vuol dire che si possono smaltire completamente senza che rilascino sostanze inquinanti o pericolose.
    Inoltre, devono essere prodotti con almeno il 40% di materiale riciclato (percentuale che salirà, per step, nei prossimi anni).
  2. Perchè sono a pagamento?
    Il divieto di cedere i sacchetti ortofrutta biodegradabili in modo gratuito, come prima avveniva, è sempre in un’ottica ecologica.
    L’obiettivo del provvedimento, infatti, è ridurre l’inquinamento legato all’uso di buste in plastica, ed imporre un prezzo, seppur piccolo, fa assumere ai consumatori un comportamento più consapevole nei confronti dell’oggetto.
    E’ inutile negare che prima, molti clienti prendevano al supermercato una quantità di sacchetti da portar via e da utilizzare per altri scopi, proprio perchè questi venivano ceduti gratuitamente dai negozi!
  3. Posso riutilizzare i nuovi sacchetti ortofrutta biodegradabili?
    Sì, come per le shopper biodegradabili acquistabili in cassa, ormai divenute cosa comune, il sacchetto può essere riutilizzato per contenere i rifiuti della categoria “umido”.
    Ammesso che, una volta arrivati a casa, sia ancora integro!
  4. Posso portare da casa dei sacchetti invece che prenderli al reparto?
    Sì, è possibile. Ma, questi sacchetti dovranno essere nuovi e monouso, quindi non è consentito mettere gli articoli, ad esempio, in un sacchetto biodegradabile precedentemente utilizzato per lo stesso scopo.
    In pratica, bisognerebbe acquistare un rotolo di sacchetti da portarsi dietro per la spesa. Tralasciando la poca comodità di questa operazione, i costi sarebbero molto superiori all’acquisto della merce usando il sacchetto del supermercato.
  5. Quanto inciderà questa nuova spesa sulle nostre tasche?
    Dai conteggi effettuati dall’Osservatorio Assobioplastiche, il provvedimento dovrebbe portare un rincaro sulla spesa  pro capite dai 4,00 ai 12,00 euro circa all’anno.

rivolta dei sacchetti ortofrutta 1

rivolta sacchetti ortofrutta 2

Canditi si, canditi no… il dilemma di Natale!

Canditi si, canditi no… il dilemma di Natale!

 

Canditi si, canditi no… il dilemma del Natale!

panettone canditi

In Italia, si sa, a Natale il re della tavola è certamente il panettone.
Questo dolce milanese, che secondo la tradizione affonda le sue radici a metà del 1400 alla corte degli Sforza, contiene nella ricetta originale: acqua, farina, zucchero, uova, latte, burro, uvetta sultanina, scorze di arancia e cedro canditi, lievito e sale.

Con il tempo, sono state create diverse varianti del panettone classico, per assecondare i cambiamenti dei gusti e le richieste del mercato.
Vediamo tra le proposte, ad esempio, molti panettoni con gocce di cioccolato o farciti con creme di vari gusti.

Tra tutte le possibilità, resta una la variabile che divide i gusti dei consumatori più tradizionalisti:
panettone con canditi o senza canditi!

La frutta candita

canditi 1

La “canditura” è un sistema utilizzato fin dall’antichità per conservare con lo zucchero piante e frutti commestibili: la parola stessa deriva dall’arabo “qandat”, trascrizione della parola in sanscrito “khandakah” che vuol dire appunto “zucchero”.

A livello pratico, il processo consiste nel ridurre la quantità di acqua naturalmente presente nei frutti con il fenomeno dell’osmosi.
Immergendo infatti il nostro frutto da candire nello sciroppo di zucchero, infatti, con il passare del tempo l’acqua presente nelle cellule tenderà a fuoriuscire.
La procedura solitamente prevede una prima fase di immersione del frutto nello sciroppo per un certo lasso di tempo (solitamente alcuni giorni), quindi lo sciroppo ormai diluito viene eliminato, e ne viene aggiunto di nuovo.
Alla fine di questo processo, la frutta candita può essere conservata all’asciutto o immersa nel suo sciroppo.

A livello industriale, la canditura viene solitamente eseguita all’interno di autoclavi ed utilizzando alte concentrazioni di glucosio. Questa modalità causa la perdita della gran parte dei valori nutrizionali e degli aromi del frutto ed una consistenza un po’ gommosa.
Nei procedimenti di canditura tradizionale, invece, gli aromi del frutto vengono invece concentrati e la consistenza resta più compatta.
Come per molti altri prodotti, panettone stesso compreso, ci sono quindi sostanziali differenze tra le lavorazioni tradizionali ed artigianali e quelle tipicamente su larga scala, a livello di gusto e consistenza.

La sfida tra panettone con canditi e senza resterà sempre attuale?

Sicuramente sì.
Ma con un numero sempre crescente di piccoli produttori che propongono prodotti artigianali qualitativamente di alto livello, la frutta candita potrebbe sorprendere il palato anche dei più scettici!

 

Festività Natalizie 2017

Festività Natalizie 2017

 

CALENDARIO ATTIVITA’
FESTIVITA’ NATALIZIE 2017

Si avvisa che dal giorno 23 Dicembre 2017
al giorno 01 Gennaio 2017 compresi,
lo studio sarà chiuso !

Per ogni eventuale necessità, è possibile scrivere all’indirizzo info@giammariniconsulenza.com

Le attività riprenderanno regolarmente
dal giorno 02 Gennaio 2018

Strutture ricettive e controllo della Legionella: nuove strategie e successi

Strutture ricettive e controllo della Legionella: nuove strategie e successi

 

Strutture ricettive e controllo della Legionella: nuove strategie e successi

La presenza di Legionella negli impianti idrici delle strutture, è una situazione molto comune e diffusa: il batterio infatti vive naturalmente negli ambienti acquatici, e può proliferare negli impianti costruiti dall’uomo.
Purtroppo questo batterio può provocare infezioni nell’uomo, specie nei soggetti più deboli come anziani o immunodepressi.

La contaminazione avviene attraverso i vapori e gli aerosol che si sprigionano, ad esempio, dai soffioni delle docce, dai giochi d’acqua delle fontane, dai vapori dei bagni turchi o delle vasche termali.
Quando questi vapori vengono inalati, è possibile contrarre la febbre di Pontiac o la Legionellosi.

La principale arma utilizzata nel controllo della Legionella, è rappresentata dall’immissione di Cloro nell’impianto idrico. Questo trattamento, cioè la clorazione, può essere applicato sia per una disinfezione shock (alta concentrazione di cloro nell’acqua per un tempo limitato), sia per il trattamento in continuo (bassa concentrazione di cloro immessa continuamente nel circuito tramite una pompa).

L’ uso del cloro presenta tuttavia diversi problemi:

  • la sua efficacia varia in base alle caratteristiche dell’acqua in cui è immesso (temperatura, pH, durezza…)
  • corrode nel tempo le tubature in metallo
  • produce dei sottoprodotti nocivi
  • non è efficace contro il biofilm
  • per i trattamenti di bonifica shock è necessario interrompere l’attività lavorativa ed interdire l’uso dell’acqua

strutture ricettive 3

Strutture ricettive Legionella

La legionella e il biofilm

Il biofilm è un’aggregazione complessa di microrganismi che, attraverso la secrezione di una matrice protettiva, aderiscono ad una superficie. Una volta che si è formato, il biofilm diventa parecchio resistente e difficile da eliminare con i trattamenti chimici convenzionali.

Strutture ricettive legionella 2

Nuove strategie per le strutture ricettive

La case history che vi proponiamo, riguarda proprio il trattamento nelle strutture ricettive.
Utilizzando un prodotto innovativo, il biossido di cloro XzioX 0,35%, abbiamo risolto il problema di contaminazione dell’impianto idrico dell’hotel in questione:

  • senza il rischio di corrosione delle tubature in metallo
  • senza essere vincolati dal pH, dalla durezza o dalla temperatura dell’acqua
  • agendo sul biofilm (a lungo termine)
  • e sopratutto senza interrompere l’attività lavorativa della struttura, evitando quindi disagi per la clientela e per i gestori

CASE HISTORY LEGIONELLA (PDF)

Hai una struttura ricettiva
e non hai ancora affrontato il problema Legionella?
Vuoi sapere se il biossido di cloro fa al caso tuo?
Chiamaci o scrivici per un sopralluogo gratuito.

Allegati

Ortofrutta, pescheria, macelleria: sacchetti a pagamento dal 01 gennaio 2018

Ortofrutta, pescheria, macelleria: sacchetti a pagamento dal 01 gennaio 2018

 

Ortofrutta, pescheria, macelleria:
sacchetti a pagamento dal 01 gennaio 2018

Nelle scorse settimane è stata approvata una legge che modifica i requisiti dei sacchetti leggeri fino ad oggi utilizzati nei reparti dei supermercati. Dal primo gennaio 2018, dovranno essere sostituiti con buste biodegradabili e non sarà più possibile cederli gratuitamente.

Sacchetti a pagamento: quali?

sacchetti a pagamento nei supermercati

Tutti i prodotti acquistati al banco nei supermercati, ad esempio nel reparto macelleria, pescheria ed ortofrutta, sono prelevati direttamente dal cliente o ricevuti dal banconista avvolti in un sacchetto di plastica.
Da gennaio 2018 queste buste dovranno rispettare dei precisi standard, e saranno quindi biodegradabili, compostabili, composte dal 40% di materia proveniente da fonti rinnovabili (quota che salirà al 60% nel 2021).
Tutti dovranno rispettare lo standard internazionale UNI EN 13432 e per questo motivo necessiteranno di una certificazione da parte di enti accreditati.
Oltre a questo, dove necessario, le buste dovranno essere dichiarate idonee al contatto con gli alimenti.

La norma, però, prevede che questi sacchetti dovranno essere ceduti solo a pagamento, come già avviene per le shopper che si trovano in cassa.
Non sono state fornite motivazioni a supporto di quest’ultimo aspetto, e ci sono quindi dei malumori tra i consumatori: le nuove buste dovrebbero costare ai supermercati circa 2 centesimi al pezzo, il prezzo al cliente finale non è ancora certo.

Sacchetti a pagamento: ci sono alternative?

La prima soluzione che viene in mente è quella di utilizzare buste e sacchetti portati direttamente dal cliente.
Questa ipotesi, però, presenta alcuni problemi: sacchetti in carta come quelli utilizzati per il pane, o shopper biodegradabili, non sono trasparenti. Il controllo sulla tipologia di prodotti acquistati diventerebbe quindi difficile, se non impossibile, per l’operatore in cassa. Inoltre, utilizzare buste di materiali e grandezze differenti dal tipo standard offerto nel supermercato, rappresenta un problema in termini di taratura da usare per la pesata.

Un’ altra opzione potrebbe essere quella di ridurre il numero di sacchetti a pagamento utilizzati, inserendo prodotti diversi nella stessa busta. Per fare questo, dovremmo però eseguire pesate separate per ottenere i giusti scontrini per ciascun prodotto, ad esempio melanzane e pomodori.

In alcuni casi, inoltre, si potrebbe apporre lo scontrino direttamente sul prodotto: pensiamo ad esempio ad un melone o ad una noce di cocco.
Questa soluzione, però, potrebbe essere adatta solo a prodotti che vanno consumati eliminando la buccia e che hanno delle dimensioni sufficienti per lo scontrino.

In ogni caso, i supermercati saranno chiamati a definire un proprio regolamento in merito, ed i consumatori dovranno quindi attenersi a quello.

UTILITA’:

Comunicato Assobioplastiche

 

Arriva il Decreto Sanzioni per le etichette alimentari errate

Arriva il Decreto Sanzioni per le etichette alimentari errate

 

Decreto sanzioni in arrivo per le etichette errate

Il Regolamento CE 1169/2011 è entrato in vigore ormai da diverso tempo, e gli obblighi riguardo le informazioni da fornire ai consumatori sono chiari. Ad oggi non esiste però un regime sanzionatorio specifico per le violazioni riguardanti l’etichettatura dei prodotti alimentari.

Il giorno 8 Settembre 2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto sanzioni che propone un “quadro sanzionatorio di riferimento unico per la violazione delle norme sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e consentire un’applicazione uniforme delle sanzioni a livello nazionale“.

Il nuovo Decreto sanzioni descrive a cosa va incontro chi mette in commercio prodotti con informazioni in etichetta non corrette, inesatte o parziali.
Per ora, si parla di sanzioni amministrative dai 150,00 ai 150.000,00 Euro, con cinque scaglioni in base alla gravità della violazione.

Le etichette alimentari, oltre a essere importanti per un principio di trasparenza, spesso hanno implicazioni sulla salute: si pensi ad esempio agli ingredienti allergenici.
Bisognerà quindi attendere la pubblicazione della norma e chiarire il suo contenuto per intero.
Resta da capire infatti, come si procederà per violazioni che comportano un rischio per la salute dei consumatori.

decreto sanzioni etichettatura

Ricordiamo che l’etichettatura è la carta d’identità del prodotto alimentare. Riveste un ruolo fondamentale sia in ambito di marketing, che di garanzia per il consumatore.

Una corretta etichettatura è il primo strumento sia per trasmettere al consumatore la qualità del prodotto che del lavoro che c’è dietro.

Clicca qui per ulteriori approfondimenti.

 

Allergie alimentari: ci sono quantità soglia minime?

Allergie alimentari: ci sono quantità soglia minime?

 

Allergie alimentari e valori soglia: una questione ancora aperta

Il tema delle allergie alimentari è ormai molto familiare a tutti i consumatori. Il Regolamento CE 1169/2011 ha infatti stabilito obblighi precisi sulle informazioni da fornire riguardo la presenza di ingredienti capaci di provocare reazioni avverse nei soggetti sensibili.
Ci siamo infatti ormai abituati al libro degli ingredienti (ad esempio in gastronomie e pasticcerie) e alle indicazioni sugli allergeni nei menù dei ristoranti.
Resta invece ancora aperta la questione su certe diciture quasi sempre presenti nelle etichette dei prodotti alimentari. (Dubbi sull’etichettatura? Chiedi una consulenza)
Stiamo parlando della frase: “può contenere tracce di” frutta a guscio, latte, ecc.

Allergie e intolleranze alimentari

Anche se può sembrare scontato, è sempre utile sottolineare quale sia la differenza tra intolleranze e allergie alimentari.

Quando una persona è intollerante ad un alimento, ad esempio al lattosio, presenta una serie di disturbi quando assume cibi che lo contengono. Questi disturbi, generalmente, sono legati alla difficoltà dell’organismo di digerire o assimilare correttamente la sostanza, provocando sintomi e problemi molto diversi a seconda dei casi.
In caso di intolleranza, la gravità dei sintomi è conseguente alla quantità di sostanza ingerita.

Quando una persona è allergica ad un alimento, ad esempio ai crostacei, il suo organismo scatena una reazione immunitaria specifica in presenza dell’allergene.
Anche in questo caso i sintomi possono essere di vario tipo, ma non sono legati alla quantità di allergene ingerito.

Allergie alimentari 1

Valori soglia degli allergeni

Dicevamo che nell’industria alimentare si è diffusa sempre di più la consuetudine di scrivere in etichetta “contiene tracce di…” “prodotto in uno stabilimento che lavora anche…“.
Tali diciture, prima di tutto, sono errate e illegittime da un punto di vista normativo.
Infatti bisogna riportare in etichetta la presenza di un allergene quando questo è un componente del prodotto, a prescindere dalla quantità.
Oppure quando la sua presenza non si può escludere, nonostante le procedure di prevenzione dalle contaminazioni adottate in azienda.

Inoltre, proprio perchè nei soggetti allergici la reazione non è legata alla quantità ingerita, il concetto di “tracce” non ha alcun valore.

Oltre alle problematiche legali, queste frasi rendono difficile la scelta dei prodotti da acquistare per i consumatori allergici.

Ad oggi, come dicevamo, non è stato possibile raggiungere un parere scientifico univoco sulle quantità minime in grado di scatenare la reazione nel soggetto che soffre di allergie alimentari, sebbene siano stati fatti diversi studi su questo tema.
Uno di questi, realizzato nell’ambito del progetto EuroPrevall e pubblicato nel Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha cercato di individuare la soglia di pericolosità di 5 allergeni molto comuni, ossia arachidi, nocciole, sedano, pesce e crostacei.
Sono stati raccolti dati su più di 400 persone, cercando di individuare la quantità di allergene in grado di provocare la reazione in almeno il 10% dei soggetti.
Dai risultati è emerso che per quanto riguarda sedano, arachidi, nocciole e pesce sono sufficienti pochi milligrammi, mentre per i gamberetti la quantità si attesta intorno ai 2 grammi e mezzo.

Gli studi da eseguire prima di giungere a dei risultati sufficienti sono ancora in corso, e si sta investendo molto per conferire sempre più rilevanza scientifica alle informazioni riportate nelle etichette dei prodotti alimentari.

 

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