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Antincendio e gestione emergenze: nuovo decreto in Gazzetta Ufficiale

Antincendio e gestione emergenze: nuovo decreto in Gazzetta Ufficiale

 

Negli ultimi venti anni come riferimento principale per la sicurezza antincendio abbiamo avuto il DM 10 Marzo 1998. Grazie all’evoluzione tecnica e normativa verificatasi nel frattempo, è nata la necessità di aggiornare e allineare anche il contenuto del DM 10 Marzo 1998.

Questo percorso di aggiornamento si è concretizzato in tre decreti, denominati:

  • Decreto Controlli che stabilisce le specifiche riguardo la manutenzione degli impianti, delle attrezzature e di tutti i sistemi di sicurezza antincendio
  • Decreto GSA con i criteri per la gestione dei luoghi di lavoro e gli standard di formazione per gli addetti antincendio
  • Decreto Minicodice dedicato ai Criteri generali di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio per luoghi di lavoro

Due di questi tre sono già stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale: il 25 Settembre 2021 per il “Decreto Controlli”, il 04 Ottobre 2021 il “Decreto GSA”.

Quest’ultimo, si concentra appunto su due aspetti principali: 

  • le modalità di gestione dei luoghi di lavoro durante l’emergenza
  • caratteristiche, competenze e modalità di formazione degli addetti che si occupano di prevenzione incendi in azienda

DECRETO GSA: COSA COMPORTA PER GLI ADDETTI ANTINCENDIO?

Per prima cosa troviamo i riferimenti al Piano di Emergenza: in tutte le realtà aziendali dove è necessario predisporre questo strumento, gli addetti devono partecipare a esercitazioni antincendio con cadenza almeno annuale.

Sono quindi delineate in modo chiaro le caratteristiche dei corsi di formazione appositi, che tutti gli addetti antincendio devono frequentare, suddivisi in base alla categoria del rischio aziendale (Attività di tipo 1, 2 o 3).
Sono previste sia la formazione iniziale per i nuovi addetti incaricati, che l’aggiornamento periodico.
In tutti i casi i corsi prevedono alcuni moduli teorici (per i quali è possibile ricorrere alla formazione online esclusivamente in videoconferenza) e delle esercitazioni pratiche.
Sparisce per i corsi “rischio basso”, che chiameremo ora Attività di tipo 1, la possibilità di svolgere la parte pratica sugli estintori avvalendosi di supporti audiovisivi come alternativa all’uso reale delle attrezzature.
Anche nei corsi rischio basso, quindi, sarà obbligatoria la simulazione d’uso reale degli estintori per i partecipanti.

Si conferma poi la necessità di conseguire l’attestato di idoneità tecnica in modo obbligatorio per le attività riportate nell’allegato IV del Decreto.

DECRETO GSA: LE NOVITA’ PER I DOCENTI

Con il nuovo testo vengono definiti in modo molto chiaro i requisiti per poter svolgere l’attività di docenza, e quindi di formazione, nei corsi dedicati agli addetti antincendio.
Viene inclusa la possibilità di abilitarsi come docente per la sola parte teorica, per la sola parte pratica, o per entrambe.

Potranno essere docenti abilitati solo coloro che:

  • dimostrano di aver maturato un’esperienza documentata specifica nell’insegnamento di queste materie 
  • hanno frequentato l’apposito corso tenuto dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, superando il relativo esame
  • fanno parte del personale cessato dal servizio del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, avendo lavorato per almeno dieci anni con ruoli operativi

In ogni caso, nell’arco di cinque anni, i docenti per mantenere la qualifica dovranno frequentare gli appositi corsi di aggiornamento sempre a cura dei Vigili del Fuoco.

Link utili:

Data di scadenza o Termine Minimo di Conservazione?

Data di scadenza o Termine Minimo di Conservazione?

 

Leggendo l’etichetta di un prodotto alimentare viene sempre spontaneo cercare la “data di scadenza”, per capire quanto tempo abbiamo a disposizione prima di dover gettare via il cibo in questione.

La scadenza viene spesso intesa dai consumatori anche come un “indicatore di qualità”. Quando il lasso di tempo previsto è breve, infatti, l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un prodotto genuino (un po’ come nel caso dell’etichetta con pochi ingredienti).

LA DATA INDICATA E’ DAVVERO UN SCADENZA?

La normativa parla di “scadenza” quando i prodotti possono, con il tempo, alterarsi e diventare pericolosi per la salute. In questo caso il produttore indicherà un limite oltre il quale l’alimento va tassativamente eliminato.

Dal giorno successivo a quella data, diventa vietato vendere e mangiare il prodotto in questione, appunto per proteggere i consumatori dai possibili rischi per la salute.

scadenza

E’ facile riconoscere questa indicazione: si presenta infatti come una scritta che recita “da consumarsi entro gg/mm/aaaa

E ALLORA QUANDO LEGGO DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO?

Quando troviamo la parola “preferibilmente” vicino alla data, non siamo più di fronte ad una scadenza.
Questa indicazione si chiama infatti “Termine Minimo di Conservazione“, più brevemente TMC.

scadenza

Un alimento che ha superato il TMC non è scaduto.

I produttori possono usare il TMC per tutti quei prodotti che non diventano pericolosi col passare del tempo, e che quindi non rappresentano un potenziale rischio per la salute dei consumatori.

Il Termine Minimo di Conservazione indica il periodo entro il quale l’alimento conserva intatte tutte le sue caratteristiche, come se fosse appena prodotto.
Superata quella data, entro un lasso di tempo variabile, il prodotto potrebbe iniziare ad avere qualche difetto senza però risultare pericoloso.

Ricordare questa differenza è fondamentale per evitare sprechi di cibo sia in casa che nella filiera di produzione e distribuzione.
Nel 2016 è stata anche varata la Legge Gadda (L 166/2016) che ribadisce che questi alimenti possono essere donati a condizione che siano ancora integri e imballati.

Fondazione Banco Alimentare Onlus e Caritas Italiana hanno realizzato un Manuale di buone prassi operative per le organizzazioni che si occupano di recupero e distribuzione delle eccedenze, nell’ambito della filiera dell’aiuto alimentare. Il Manuale è stato validato dal Ministero della Salute a dicembre 2015, in conformità al Regolamento CE n. 852/2004.

Riportiamo qui di seguito le indicazioni riportate nel Manuale, utili per tutti.

scadenza
PRODOTTI A MARCHIO BIO: COME FUNZIONA LA CERTIFICAZIONE

PRODOTTI A MARCHIO BIO: COME FUNZIONA LA CERTIFICAZIONE

 

Un prodotto biologico è “un prodotto alimentare ottenuto mediante la produzione biologica, un insieme di metodi di produzione conformi al Regolamento (UE) n. 2018/848 in tutte le fasi della produzione, preparazione e distribuzione”.

Il Marchio BIO non è solo la spiga stampata sull’etichetta, ma racchiude molto più di ciò che si pensa.

La prima cosa da chiarire è che, la Certificazione BIO non si limita al prodotto alimentare inteso come “cibo”, infatti, è estesa ad ogni fase necessaria alla realizzazione di esso, secondo la più ampia visione europea del “from farm to fork”, dai campi alla tavola.

Non è solo questione di marchio!

Quando si decide di intraprendere la strada per ottenere la Certificazione BIO, ci si apre ad una serie di vantaggi che vanno oltre il prodotto.

Un prodotto o servizio con il marchio BIO implica un sistema di gestione e di pensiero volto alla sostenibilità che creano un valore aggiunto alla propria azienda, e mette al centro sia l’ambiente che il consumatore.

L’obiettivo è infatti generare un’agricoltura che rispetti maggiormente l’equilibrio della natura e mantenga un alto livello di biodiversità, tenendo comunque il passo con le richieste del mercato. 

La Certificazione BIO nel mercato.

Sappiamo che questo marchio è ormai sinonimo di fiducia, visibilità, prestigio. E’ la garanzia del rispetto di requisiti specifici e standardizzati che permettono l’ingresso dell’azienda nella vastità del mercato europeo, conferendogli il passe-partout della competitività nel settore, partendo dal rispetto della normativa condivisa dai Paesi dell’UE.

COME SI OTTIENE LA CERTIFICAZIONE BIO?

Viene rilasciata all’azienda solo se la stessa rispetta una serie di regole stabilite dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Per raggiungere l’obiettivo finale, ottenere il Marchio BIO,  si devono seguire, step-by-step, una serie di fasi strettamente interconnesse e necessarie. Partono dall’azienda in questione, passano per la Regione ed arrivano al MIPAAF. Solo al termine della procedura, nel caso in cui il prodotto o servizio risulti conforme ai requisiti normativi, verrà rilasciata la Certificazione BIO.

A livello pratico, la certificazione BIO è ovviamente volontaria, pertanto nessuno è obbligato a ottenere questo distintivo.
Tuttavia, a differenza di altre certificazioni volontarie come ad esempio la ISO 9001, il Biologico affonda le sue radici in alcuni testi normativi specifici. 

Per questo motivo, una volta certificati, gli Operatori Biologici devono necessariamente rispettare degli “obblighi aggiuntivi” rispetto ai loro colleghi che lavorano al di fuori dello schema BIO, pena sanzioni civili, amministrative e penali oltre che la perdita della certificazione in caso di comportamenti che vanno contro a quanto previsto dallo schema.

Il controllo sull’effettivo rispetto dei criteri di certificazione da parte delle Aziende non è affidato ad organi di polizia ma ad appositi Enti di Certificazione.

Per questo motivo ogni Azienda che decide di intraprendere questo percorso deve collaborare in questo senso con un Ente di Certificazione.

CHI DEVE OTTENERE LA CERTIFICAZIONE?

Il Regolamento Europeo 834/07 è molto chiaro: tutti gli operatori che trattano a qualunque livello (produzione, preparazione e distribuzione) prodotti a marchio BIO devono sottostare al processo di certificazione. Troviamo quindi Operatori Biologici tra:

  • agricoltori e allevatori
  • industrie e imprese artigianali (es. mulino, frantoio, pastificio, laboratorio conserviero…)
  • negozi e punti vendita (supermarket, dettaglianti come ortofrutta, pescheria, macelleria quando vendono prodotti BIO sfusi)
  • piattaforme di commercio online

Esistono solamente due eccezioni a questa regola.
Possono infatti trattare prodotti a marchio BIO senza la certificazione solo:

  • operatori della ristorazione 
  • chi commercia prodotti BIO solo già confezionati (es. ortofrutta che vende fragole BIO esclusivamente in vaschetta, macelleria che vende sughi BIO solo confezionati da terzi…)
marchio bio
IL LEGNO IN CUCINA: PERICOLO, DIVIETO… O TABU’ ?

IL LEGNO IN CUCINA: PERICOLO, DIVIETO… O TABU’ ?

 

Il legno ha affiancato generazioni intere, ha aiutato i nostri nonni a creare quella che chiamiamo “tradizione”, ed oggi, come un testimone, è parte del nostro presente. Abbiamo imparato a conoscerlo fino a poterlo impiegare nella preparazione, nell’imballaggio, nella conservazione e nel trasporto degli alimenti. Tuttavia, nonostante negli anni non ci abbia mai deluso, le sue proprietà igienico-sanitarie sono messe in discussione a causa delle caratteristiche naturali che possiede, ossia assorbimento e porosità.

Spesso e volentieri quando lo si trova in cucina o nelle sale dei ristoranti o dei laboratori di produzione alimentare, viene considerato sporco e poco igienico, e quindi l’operatore è accusato per il mancato rispetto dei requisiti igienico-sanitari.

Due problemi del legno: scarsa normativa e pregiudizio

Anche se il legno è incluso nei MOCA (materiali a contatto con gli alimenti), la sua scarsa normativa ne penalizza l’utilizzo e quindi ne aumenta il pregiudizio. Esso è infatti un materiale naturale e complesso, con caratteristiche diverse in base alla pianta dalla quale proviene, e non tutte le specie sono state analizzate e valutate nelle norme.

Abbiamo però i risultati di numerose prove scientifiche che ci mostrano una conclusione inaspettata, ossia il fatto che il legno possieda naturalmente una serie di proprietà igieniche che lo rendono adatto al lavoro nel settore alimentare.

Una maggiore consapevolezza circa queste evidenze consente:

  • alle autorità competenti di effettuare controlli più mirati
  • agli operatori del settore alimentare di lavorare con più serenità essendo consapevoli che non stanno infrangendo la legge
  • ai consumatori di gustare le pietanze proposte su un bel tagliere in legno senza preoccuparsi delle implicazioni sanitarie

Le valutazioni scientifiche

Il legno è un materiale naturalmente complesso che ha la capacità di interagire con il cibo come qualsiasi altro materiale.

Partendo dal presupposto che non esiste il materiale perfetto che risponda contemporaneamente ai requisiti di idoneità igienico-sanitaria, di comodità e di logistica, è essenziale conoscere le qualità proprie della materia per valutarne la compatibilità con l’uso.

Per decidere se un materiale sia idoneo o meno si devono valutare:

  • il tipo di alimento con cui andrà a contatto
  • la superficie e il tempo di contatto,
  • le condizioni operative come temperatura e umidità

In questo modo è possibile capire se ci siano criticità a livello microbiologico (permanenza di microbi pericolosi sul materiale), fisico (distacco di particelle che possono finire nel cibo causando ferite o soffocamento nel consumatore) o chimico (migrazione di sostanze nocive o capaci di alterare il sapore dall’oggetto all’alimento)
Per questo motivo, si è confrontato il legno con altri materiali normalmente impiegati per lo stesso scopo, come l’acciaio o la plastica.

Dal punto di vista microbiologico, i risultati mostrano che gli altri materiali, a pari condizioni di lavoro, di pulizia, sanificazione e disinfezione, con le stesse specie di microrganismi e a pari condizioni di temperatura e umidità, al termine delle prove, non risultano essere più “puliti” del legno. 
Tra l’altro, oltre che mostrare simili caratteristiche igieniche, il legno presenta un naturale effetto antibatterico, rendendolo per certi versi anche migliore degli altri materiali testati.

Per quanto riguarda il pericolo chimico, ovviamente il legno destinato al contatto con gli alimenti non deve essere trattato con sostanze nocive nè appartenere a specie vegetali che contengono composti naturali potenzialmente indesiderati o dannosi per l’uomo. Ma fatta questa doverosa premessa, gli studi non hanno evidenziato rischi significativi legati alla possibile migrazione di sostanze chimiche indesiderate o peggio dannose, grazie anche alle modifiche che il materiale subisce durante la fase di asciugatura/essiccazione.

Sulla sicurezza legata al distacco di particelle pericolose come le schegge, infine, non ci sono grandi differenze o criticità rispetto a qualunque altro tipo di materiale duro e resistente. Ogni superficie destinata al contatto con gli alimenti deve essere ben mantenuta, facendo attenzione alla manutenzione e alla sostituzione quando necessario.

legno in cucina

Conclusioni

È vero che il legno è un materiale naturalmente poroso e piuttosto assorbente, e richiede quindi attenzione e cura nell’uso e nella gestione.
Però è anche vero che è un materiale con prestazioni comparabili ad altri e in più biologicamente attivo, e quindi le sue caratteristiche svantaggiose non sono tali da renderlo inadatto all’uso nel settore alimentare.

Una buona qualità di fabbricazione, buone pratiche di manipolazione e un’adeguata pulizia, rendono quindi il legno un materiale come un altro, adatto per la maggior parte delle applicazioni nelle imprese alimentari.

Per concludere: non esiste una legge che vieta l’uso di un determinato materiale (a meno che non si tratti di sostanze o materie palesemente nocive e pericolose), o che obbliga gli addetti di un settore a usare esclusivamente un certo materiale per la fabbricazione di oggetti (la classica frase “deve essere obbligatoriamente in acciaio”, per intenderci, non ha fondamento normativo).
Quello che la legge vieta sono le cattive condizioni igieniche, le cattive abitudini e l’uso disattento e scorretto dei materiali e degli oggetti usati nel lavoro.
Tutti aspetti che possono (e devono) essere gestiti in maniera semplice ed efficace con un valido Piano di Autocontrollo.

Fonte: FEFPEB – Féderation Européenne des Fabricants de Palettes et Emballages en Bois

Si ringrazia per il contributo la Dot.ssa Genny Mazzieri

Guida al GREEN PASS

Guida al GREEN PASS

 

L’Italia, come tutti i Paesi dell’UE per far fronte all’epidemia da COVID-19, si è adeguata alle decisioni prese dal Consiglio dell’Unione Europea.
Dal 6 agosto 2021 infatti, a seguito del regolamento europeo n. 2021/954 direttamente applicabile in ogni sua parte, è possibile accedere ad alcuni servizi e attività esclusivamente muniti di certificazione verde COVID-19, che in Europa viene chiamata EU digital COVID certificate o Green Pass.

COS’E’ LA CERTIFICAZIONE VERDE DA COVID-19?
È una certificazione digitale e stampabile, nata per agevolare la libera circolazione in sicurezza dei cittadini nell’UE durante la pandemia di COVID-19. Contiene informazioni sulla vaccinazione, sul risultato di un test o sulla guarigione del titolare ed è rilasciata esclusivamente dal Ministero della Salute.

Esistono 3 tipologie di certificato, e ognuna attesta una delle seguenti condizioni:

TIPO DI CERTIFICATOINFORMAZIONEDURATA CERTIFICATO
Certificato di vaccinazioneaver fatto la vaccinazione anti COVID-19, in Italia dopo la prima dose (valido fino alla seconda) e al completamento del ciclo vaccinale9 mesi dalla seconda dose
Certificato di testessere negativi al test molecolare o antigenico rapido, approvato dall’UE ed effettuato da operatori sanitari
(no test fai da te)
48 ore dal test
Certificato di guarigioneessere guariti dalla malattia COVID-19, dopo essere risultati positivi al test molecolare approvato dall’UE ed effettuato da operatori sanitari6 mesi dal certificato di avvenuta guarigione

I dati che contiene la certificazione verde sono:

  • Identità del titolare (nome e cognome);
  • Informazioni sul vaccino e numero di dosi somministrate o sul test molecolare o antigenico rapido o sulla precedente infezione da SARS-CoV-2;
  • Dati del certificato (codice a barre bidimensionale – QR code e codice identificativo univoco del certificato).
green pass
Fac-simile certificazione verde COVID-19 digitale
green pass
Fac-simile certificazione verde COVID-19 cartacea

PER COS’E’ RICHIESTA IN ITALIA LA CERTIFICAZIONE VERDE COVID-19?

  • Partecipazione a feste di cerimonie civili e religiose,
  • Accesso a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture,
  • Ingresso e uscita da territori classificati in “zona rossa” o “zona arancione”,

Dal 6 agosto servirà inoltre per accedere ai seguenti servizi e attività:

  • Servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per il consumo al tavolo, al chiuso; in caso di somministrazione all’aperto o al bancone non è richiesta la certificazione,
  • Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive,
  • Musei, istituti e luoghi della cultura e mostre,
  • Piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso,
  • Sagre e fiere, convegni e congressi,
  • Centri termali, parchi tematici e di divertimento,
  • Centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione,
  • Attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò,
  • Concorsi pubblici.


A CHI SI APPLICA LA CERTIFICAZIONE VERDE COVID-19?

A tutte le attività e i servizi autorizzati in base al livello di rischio della zona, in “zona bianca” ma anche nelle “zone gialla”, “arancione” e “rossa”, compatibilmente ad esigenze specifiche.
A tutte le persone che, non avendo particolari problemi di salute dichiarati dal medico, possono sottoporsi a vaccinazione.

A CHI NON SI APPLICA LA CERTIFICAZIONE VERDE COVID-19?

Ai soggetti esclusi dalla campagna vaccinale per età e per problemi di salute, tali per cui la vaccinazione possa presentare un rischio per la loro salute.
A queste persone verrà creata una Certificazione digitale dedicata e finché non sarà disponibile, possono presentare la dichiarazione di non idoneità rilasciata dal proprio medico curante. 

In Europa, quindi per viaggiare in Europa ed entrare in Italia, la Certificazione verde COVID-19 resterà in vigore per un anno dal 1 luglio 2021 al 30 giugno 2022.

OBBLIGHI E RESPONSABILITA’ DEI GESTORI

Titolari e gestori dei servizi e delle attività, sono tenuti e autorizzati a verificare che l’accesso ai servizi elencati avvenga nel rispetto delle prescrizioni previste dal Decreto-Legge 23 luglio 2021, n. 105 che integra il Decreto-Legge 22 aprile 2021, n. 52, ovvero mediante esibizione di una delle 3 tipologie di Certificazione verde COVID-19.
La verifica avviene utilizzando l’App VerificaC19, semplicemente scansionando il QR code del cliente e controllando l’esito della verifica.
La mancata verifica comporta una sanzione da € 400 a € 1000 e se la violazione viene ripetuta per 3 volte in 3 giorni diversi, l’esercizio potrà essere chiuso fino a 10 giorni.

green pass
Logo App VerificaC19
green pass
Fac-simile esiti di verifica

COME OTTENERE LA CERTIFICAZIONE VERDE COVID-19?

Il Ministero della Salute ha messo a disposizione più metodi, tutti inserendo il codice AUTHCODE, il codice fiscale e le ultime 8 cifre del numero di identificazione della tessera sanitaria:

  1. Sito internet: https://www.dgc.gov.it/web/;
  2. Fascicolo Sanitario Elettronico regionale;
  3. App Immuni e App IO;
  4. Con l’aiuto del medico di famiglia, pediatri, farmacie.

E’ OBBLIGATORIO AVERE LA CERTIFICAZIONE VERDE PER SCOPI LAVORATIVI?

Al momento no, non essendoci l’obbligo di vaccinazione anti COVID-19 e non essendoci ulteriori indicazioni in merito. 

OBBLIGATORIETA’ VACCINAZIONI

“nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, art. 32 della Costituzione.

Significa che, dal 1948 anno di entrata in vigore della Costituzione, si possono rendere obbligatori determinati trattamenti sanitari, ma è necessaria una legge che ne disponga motivi giustificati. Quindi, rendere un vaccino obbligatorio, che sia oggi il vaccino anti COVID-19, è perfettamente in linea coi principi della Costituzione, perciò legittimo. Ad ogni modo, non è il caso della vaccinazione da COVID-19, in quanto non è obbligatoria per legge per l’intera popolazione nazionale ma raccomandata, ad esclusione del personale sanitario i quali hanno l’obbligo, e per tutte le persone considerate non idonee per età e per motivi di salute che ne sono escluse.

Il datore di lavoro, in seguito a quanto previsto dalla Costituzione, dal D.lgs. n.81/2008 sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e dal governo, può intraprendere diverse strade.

  1. In linea con il Protocollo nazionale del 6 aprile 2021, può mettere in atto piani aziendali che prevedono l’organizzazione di punti di vaccinazione anti COVID-19 nei luoghi di lavoro. Il lavoratore, volontariamente, avanzerà la richiesta di vaccinazione.
  2. Può raccomandare i lavoratori a sottoporsi a vaccinazione da COVID-19 presso i centri vaccinali.
  3. Può non richiedere la vaccinazione ai propri lavoratori nel caso in cui, dalla valutazione dei rischi, il rischio di trasmissione del SARS-CoV-19 non presenti un rischio per i lavoratori e non comporti problemi al normale svolgimento dell’attività lavorativa.

Nel caso in cui il Datore di lavoro abbia stabilito, di concerto con il Medico Competente, che i suoi lavoratori debbano sottoporsi a vaccinazione quale misura per l’idoneità a svolgere la mansione, e questi si rifiutino, il Datore di lavoro deve attuare misure per tutelare la salute del lavoratore in questione e degli altri lavoratori, salvaguardare il luogo di lavoro e il normale svolgimento delle attività lavorative.

Può ad esempio cambiare mansione dell’addetto, ricollocandolo in una posizione dove non ci siano rischi connessi all’assenza di copertura vaccinale.
Nel momento in cui questa misura non fosse possibile, il Datore di lavoro può decidere la sospensione del lavoratore (in quanto non più completamente idoneo allo svolgimento del lavoro), anche sospendendo l’erogazione dello stipendio.  Quest’ultima interpretazione è stata recentemente legittimata anche dal Tribunale di Roma che, con sentenza n. 18441/2021, ha ribadito i seguenti concetti:

  • quando non ci sono altre mansioni cui destinarlo, è legittima (anzi doverosa) la sospensione dal lavoro del lavoratore che, sottoposto a visita del medico di fabbrica, sia risultato non idoneo a stare a contatto con la clientela perché non sottoposto al vaccino Covid-19. Non essendoci la prestazione lavorativa è altrettanto legittimo non erogargli la retribuzione
  • se le prestazioni lavorative vengono vietate dalle prescrizioni del medico competente con conseguente legittimità del rifiuto del datore di lavoro di ricevere, lo stesso datore di lavoro non è tenuto al pagamento della retribuzione (Sentenza n. 7619/1995 della corte di Cassazione)”

Il tutto rimarcato anche dal richiamo all’ Articolo 20 del Testo Unico sulla Sicurezza D.Lgs. 81/2008, che cita: “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”.

Si ringrazia per il contributo la Dot.ssa Genny Mazzieri

FONDO PERDUTO PER NEGOZI DI VENDITA PRODOTTI SFUSI E ALLA SPINA

FONDO PERDUTO PER NEGOZI DI VENDITA PRODOTTI SFUSI E ALLA SPINA

 

E’ stato pubblicato il bando per l’apertura di nuovi negozi di vendita di prodotti sfusi e alla spina o per la realizzazione di punti vendita di prodotti sfusi e alla spina in esercizi commerciali già esistenti con particolare riferimento agli esercizi commerciali e di SAB che hanno sospeso temporaneamente l’attività a causa del Covid–19

Possono presentare domanda le micro, piccole e medie imprese commerciali di vendita al dettaglio esistenti e delle SAB esistenti.

Le spese ammissibili sono quelle sostenute a partire dal 01 gennaio 2020, riguardo: 

  • Ristrutturazione, manutenzione straordinaria di una nuova attività commerciale dedita prevalentemente alla vendita di prodotti sfusi e alla spina;
  • Ampliamento, adeguamento e sistemazione degli spazi per la vendita di prodotti sfusi e alla spina (es. corner);
  • Attrezzature fisse e mobili (es. dispencer, spinatrice) ed arredi strettamente inerenti l’attività di vendita di prodotti sfusi e alla spina
  • Spese di investimento finalizzate all’adeguamento delle imprese all’emergenza Covid-19

Il contributo a fondo perduto consiste nel 40% delle spese sostenute e riconosciute come ammissibili.

La vendita di prodotti sfusi e alla spina riguarda moltissimi prodotti, come ad esempio detergenti, alimenti e cibo per animali.

In questo caso il contributo è riservato alle realtà che trattano:

  • Alimentari: pasta, riso, cereali, legumi, biscotti, sale, frutta secca, zucchero, olio, caramelle, caffè e surgelati sfusi
  • Detersivi: di tutte le tipologie
  • Latte: crudo intero
  • Cibo per animali
  • Bevande: analcoliche (come succhi di frutta) e bibite varie, alcoliche (vini e birre)

La domanda per il contributo deve essere presentata entro il giorno 26 Luglio, secondo le istruzioni presenti nel Bando.

CONTATTACI PER MAGGIORI INFORMAZIONI
E ASSISTENZA NELLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

+39 071 9735203 
pratiche@giammariniconsulenza.com

Parliamo di Controlli Ufficiali: come funziona il sopralluogo di NAS e ASL

Parliamo di Controlli Ufficiali: come funziona il sopralluogo di NAS e ASL

 

I Controlli Ufficiali, ossia le visite ispettive da parte dei Carabinieri del NAS e dei Tecnici della ASL, fanno parte della normale vita di grandi e piccole imprese.

Periodicamente, infatti le Autorità effettuano controlli sulle imprese per verificare che il lavoro si svolga rispettando le normative vigenti.

In questo articolo ci concentriamo sui controlli nel settore alimentare, ma naturalmente anche le imprese che operano fuori dal settore food sono interessate da meccanismi analoghi!

CHI SONO I CONTROLLORI?

Parliamo di funzionari alle dipendenze di uno degli Organi adibiti appunto al controllo sul territorio delle imprese di settore.

  • Molto spesso ci confronteremo con i Tecnici della ASL (Azienda Sanitaria Locale che prende nomi diversi in base alla Regione. Nelle Marche ad esempio si definisce ASUR). Pur facendo capo alla ASL, gli ispettori potrebbero appartenere al Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) o al Servizio Veterinario (SV).
  • Potremmo poi ricevere il controllo da parte del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute attraverso i Nuclei Antisofisticazione e Sanità (N.A.S.).

  • Al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali fanno invece capo gli addetti dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e Repressione delle Frodi (ICQRF).

  • Da parte del Ministero dei Trasporti, opera il Centro di Controllo Nazionale Pesca.

  • Per questioni particolari, può intervenire altresì la Guardia di Finanza e la Polizia Locale.

 

COSA VIENE FATTO DURANTE I CONTROLLI UFFICIALI?

Le ispezioni sono volte a verificare:

  • caratteristiche dei prodotti alimentari (tipologia alimenti trattati  ingredienti utilizzati nella preparazione compresi ad esempio additivi)

  • condizioni di preparazione (caratteristiche e condizioni dei locali produttivi, concentrandosi sulle condizioni di manutenzione e pulizia sia delle strutture che delle attrezzature)

  • modalità di gestione del prodotto (etichettatura, confezionamento, tracciabilità…)
  • caratteristiche degli operatori impegnati nel lavoro (verificano se gli addetti sono opportunamente formati, se rispettano le buone pratiche di lavorazione, le precauzioni igieniche e le procedure di Autocontrollo)

  • presenza e conformità dei documenti rilevanti per l’azienda alimentare (es. Piano di Autocontrollo HACCP)

Per poter analizzare tutti questi aspetti, durante la visita gli Ispettori ci chiederanno di mostrare la documentazione, accedere ai reparti di produzione per parlare con i lavoratori e controllare le condizioni operative e igieniche.
Potrebbero anche voler eseguire dei campionamenti, ossia raccogliere del materiale da analizzare in laboratorio.

 

COME COMPORTARSI DURANTE IL SOPRALLUOGO DI NAS E ASL?

Ovviamente è scontato dire che l’atteggiamento migliore è quello che ci vede tranquilli e collaborativi verso l’Autorità, così come collaborativi e aperti all’ascolto devono essere gli Ispettori.

E’ assolutamente lecito chiedere il nominativo e la qualifica degli Ufficiali al loro arrivo (basta chiedere di vedere il tesserino) e il motivo della visita.

Non è invece lecito ostacolare i controlli ufficiali ad esempio rifiutandosi di aprire, perchè andremmo contro il potere di accesso che è conferito alle Autorità in questi casi.

E’ molto utile prendere nota di tutto quanto viene chiesto e visionato durante il controllo, specialmente se questo avviene in presenza di una persona che non sia il Titolare dell’impresa.

Abbiamo anche la possibilità di chiedere che venga messa a verbale un propria dichiarazione a commento di eventuali anomalie o irregolarità di comportamento che riteniamo di aver individuato durante l’ispezione.

 

COSA SUCCEDE ALLA FINE?

Al termine del sopralluogo, gli Ufficiali preparano un verbale dove descrivono tutta l’attività svolta. Verranno indicate non solo le generalità dell’impresa controllata, ma anche la data e l’orario di inzio e fine visita, il nome di chi è intervenuto e tutto ciò che è stato controllato.

Una copia del verbale deve sempre essere rilasciata all’impresa.

Eventuali contestazioni, salvo casi particolari che lo impediscono, vanno espresse immediatamente e saranno quindi presenti nel verbale.

Qualora ci venga notificata una contestazione di tipo amministrativo, quindi una multa, questa dovrà essere pagata beneficiando eventualmente di riduzioni quando le condizioni lo consentano.
In alternativa, se lo riteniamo necessario e opportuno, è possibile entro 30 giorni inviare scritti e documenti difensivi all’Autorità competente.
In questo caso il responsabile del procedimento, una volta analizzati tutti i documenti, provvederà a confermare la contestazione oppure ad archiviarla.

HOME FOOD E HOME RESTAURANT: SOGNO O REALTA’?

HOME FOOD E HOME RESTAURANT: SOGNO O REALTA’?

 

Il settore alimentare e tutto ciò che lo riguarda è da sempre uno dei motori della nostra economia e, diciamocelo, anche una nostra grande passione.
La grande varietà di prodotti tipici, ingredienti unici e tradizioni locali rendono infatti le specialità alimentari italiane un mondo con infinite possibilità.

In tanti si cimentano tra le mura di casa in produzioni gastronomiche, per la gioia di amici e familiari: ma è possibile farlo diventare un lavoro?

Le voci sui laboratori e i ristoranti domestici, chiamati anche Home Food e Home Restaurant, sono molte e spesso contrastanti.
Si parte da chi afferma che siano realtà nettamente vietate e si arriva a chi, al contrario, è convinto che si possano svolgere senza alcun particolare limite o percorso normativo.

La verità, come sempre, sta nel mezzo: se l’idea di trasformare la tua passione e capacità in cucina in un business ti affascina, sei nel posto giusto.

HOME FOOD E HOME RESTAURANT: UNA PREMESSA IMPORTANTE

La normativa specifica di questo settore è ancora per lo più in fase di evoluzione. Per questo motivo, oltre a tenere presenti i punti principali che valgono per tutti a prescindere, è fondamentale capire in quale Regione d’Italia risiedi.

HOME FOOD E HOME RESTAURANT: I PRIMI PASSI DA MUOVERE

La prima cosa da chiarire, è la differenza tra le due attività:

  • il Ristorante Domestico (Home Restaurant) è un’attività che prevede la somministrazione di alimenti e bevande, ossia la preparazione di pranzi, aperitivi, cene ecc che vengono serviti tra le mura di casa.
  • il Laboratorio Domestico (Home Food) rientra invece nel concetto di attività artigiana, dove i prodotti vengono preparati e confezionati per poi essere rivenduti a terzi, senza il consumo diretto dei clienti in casa.
Home Food e Home Restaurant


Quindi, procedendo con ordine:

  • verificare che in casa ci siano effettivamente gli spazi e gli allestimenti minimi necessari (Regioni diverse hanno linee guida diverse su questo punto)
  • capire bene quali tipologie di prodotti e servizi vogliamo offrire
  • organizzare gli aspetti amministrativi e fiscali confrontandoci con un Commercialista
  • effettuare le comunicazioni obbligatorie di inizio attività, la SCIA (al Comune per gli aspetti amministrativi e urbanistici) e la NIA (alla ASL per gli aspetti igienico sanitari).
  • predisporre e applicare sempre le buone pratiche igieniche di lavorazione.
    Questo aspetto non è solo di tipo comportamentale, va anche documentato con il Piano di Autocontrollo secondo il sistema HACCP
  • curare la corretta etichettatura dei prodotti che vendiamo come confezionati (torte, prodotti da forno, conserve, confetture…)
  • gestire in modo corretto tutto ciò che riguarda gli allergeni, sia nel caso di un ristorante che di un laboratorio domestico

DA NON SCORDARE MAI:

Home Food e Home Restaurant sono attività professionali vere e proprie, sebbene svolte in casa.
Creando queste micro imprese avrai la possibilità di pubblicizzare il tuo servizio e gestire in modo legale i ricavi economici, ma dovrai rispettare tutti i requisiti di qualità e sicurezza che sono propri di un’impresa. Tra questi la responsabilità legale dei prodotti che somministri e vendi, e il rapporto con gli Enti di controllo come i Tecnici della ASL o i Carabinieri del NAS.

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Regolamento UE 2021/382: modifiche ai criteri di igiene e sicurezza

Regolamento UE 2021/382: modifiche ai criteri di igiene e sicurezza

 
2021/832
2021/832
2021/832

Il 4 Marzo 2021 è stato pubblicato in Gazzetta il REG UE 2021/382, contenente modifiche al REG CE 852/2004.
Sappiamo che il Regolamento 852/2004 riguarda i criteri di igiene dei prodotti alimentari, è quindi uno dei cardini del cosiddetto “Pacchetto Igiene” che dal 2006 ha determinato per tutte le realtà del settore alimentare l’obbligo di effettuare la valutazione del rischio su cui stabilire il Piano di Autocontrollo basato sul Sistema HACCP.

Il nuovo REG UE 2021/382 si inserisce in una serie di aggiornamenti che la normativa europea sta ricevendo per modernizzare e armonizzare alcuni aspetti relativi alla gestione sicura dei prodotti alimentari.
Sono infatti in previsione nel prossimo futuro la revisione del General Food Law, ulteriori modifiche al Reg. CE 852/2004 e anche al REG. UE 1169/2011.

Quali sono quindi le novità per gli Operatori del Settore Alimentare?

  1. GESTIONE DEGLI ALLERGENI:
    contenitori, attrezzature e veicoli utilizzati per la raccolta, il trasporto, il magazzinaggio, la manipolazione e la trasformazione di prodotti con ingredienti allergenici (allegato II Reg. UE 1169/2011) non devono essere usati anche per prodotti che non contengono tali sostanze, a meno che non siano stati puliti e controllati almeno per verificare l’assenza di residui visibili.

    Con questa indicazione, certamente si vuole andare a risolvere il problema della dicitura “può contenere tracce di” a causa delle contaminazioni crociate.

  2. RIDISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI
    Si potrà cedere alimenti in forma di donazione alimentare, dopo aver verificato in modo oggettivo che questi sono ancora in uno stato adatto al consumo.
  3. CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE
    Gli Operatori del Settore Alimentare devono istituire all’interno dell’impresa una cultura della sicurezza alimentare adeguata, fornendo delle prove per dimostrarlo.
    Ci deve quindi essere l’impegno sia dei dirigenti che dei lavoratori a produrre e distribuire in modo sicuro gli alimenti, con la dovuta consapevolezza dei pericoli legati alla sicurezza alimentare.
    Si dovrà inoltre stabilire in modo chiaro ruoli e responsabilità delle persone addette al lavoro, garantire che il sistema di gestione rimanga sempre aggiornato rispetto alle modifiche operative che il lavoro subisce, che i controlli siano eseguiti puntualmente e tutta la documentazione sia sempre aggiornata.
    Infine, ma non per importanza, al personale va garantita la formazione e la supervisione adeguate.

Appare chiara dunque la volontà di fare in modo che tutte le realtà della filiera alimentare si muovano sempre di più nell’ottica di creare un sistema di gestione vero e proprio, basato su decisioni razionali e condivise da parte sia dei titolari che dei lavoratori.
Naturalmente, tenendo conto della natura e delle dimensioni dell’impresa alimentare in questione.

Cosa fare, dunque?

Il nuovo Regolamento entra in vigore il 24 Marzo 2021.
Rimanendo in attesa di eventuali note o direttive applicative specifiche che potrebbero arrivare a breve, il primo passo è verificare se nella propria impresa ci siano già i presupposti su cui integrare i nuovi requisiti.
In caso negativo, occorre mettersi in moto: non tanto per evitare multe, ma anche e sopratutto per iniziare finalmente a godere dei benefici che un Autocontrollo ben impostato comporta per l’impresa e per i consumatori.


PER APPROFONDIRE:

Regolamento UE 2021/382
HACCP, Autocontrollo e normativa

Consultazione pubblica UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro (2021-2027)

Consultazione pubblica UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro (2021-2027)

 

E’ attiva fino al 1 Marzo 2021 la consultazione pubblica, da parte dell’Unione Europea, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per partecipare è sufficiente rispondere al questionario ufficiale, e i feedback raccolti saranno utilizzati per definire i punti di lavoro del prossimo futuro per accrescere la cultura della sicurezza nell’ambito del territorio UE.


La crisi COVID-19 ha messo in evidenza l’importanza cruciale della salute, compreso l’ambito della salute e sicurezza sul lavoro.

Questa iniziativa si basa sul precedente quadro strategico dell’UE per il periodo 2014-2020 e mira a mantenere e migliorare gli elevati standard relativi a salute e sicurezza per i lavoratori dell’UE.
Infatti, anche alla luce delle nuove circostanze che hanno caratterizzato il 2020, una efficace strategia per nuove crisi e pericoli passa attraverso l’accurata gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Questo strumento contribuirà ad individuare obiettivi chiave e definire un quadro strategico atto a incoraggiare la collaborazione tra i paesi e le parti interessate dell’UE sulle priorità comuni.

Fino al 1marzo possiamo quindi dare un contributo al futuro quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro per il periodo 2021-2027, nel programma Un’Unione vitale in un mondo fragile, partecipando al questionario dedicato.

In particolare, la consultazione mira a ottenere riscontro e contributi da:

  • enti pubblici nazionali o regionali attivi nel settore della salute e sicurezza sul lavoro (ministero del Lavoro, INAIL, ispettorato del lavoro, ecc.)
  • datori di lavoro ed organizzazioni dei datori di lavoro (associazioni di categoria, ecc.)
  • lavoratori ed organizzazioni dei lavoratori (sindacati, ecc.)
  • altre istituzioni o organismi dell’UE
  • organizzazioni e cittadini con un interesse o competenze nel settore della sicurezza e salute sul lavoro (istituzioni accademiche, istituti di ricerca, agenzie dell’UE, operatori del settore, enti assicurativi pubblici e privati, organizzazioni non governative ecc.)

 

CLICCA QUI PER PARTECIPARE AL QUESTIONARIO

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