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Autore: Sara Giammarini

Chi deve fare i corsi sulla sicurezza? Qui la guida definitiva

Chi deve fare i corsi sulla sicurezza? Qui la guida definitiva

 

Il Decreto 81/2008, meglio conosciuto come Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro ribadisce in molti punti la fondamentale importanza della formazione.
Il motivo è semplice, ma a volte non di immediata comprensione: per evitare gli infortuni, le malattie professionali e più in generale tutte le criticità per la salute connesse col lavoro è necessario comprendere e quindi saper gestire

  • il contesto in cui si lavora (caratteristiche degli ambienti, degli impianti ecc)
  • caratteristiche, pericoli, pregi e difetti di macchinari e attrezzature
  • particolarità e modalità delle mansioni svolte (si sta in piedi o seduti? all’aperto o al chiuso? per quante ore? si fanno movimenti ripetitivi? si sollevano carichi? si usano prodotti chimici? è facile tagliarsi, cadere, ustionarsi? ecc)
  • strumenti e tecnologie a nostra disposizione
  • comportamenti corretti e sbagliati sia per le questioni di routine che per le emergenze
  • responsabilità e ruoli che ciascuna persona possiede, a seconda della sua posizione in azienda

In un panorama così vasto non stupisce quindi che, col passare degli anni e l’evolversi della materia, siano tanti i percorsi formativi obbligatori in materia di sicurezza delineati dal legislatore.

Ma proprio per questo molte imprese (specialmente tra le più piccole e meno strutturate) non sanno esattamente quali percorsi siano obbligatori, per quante e quali figure, come vadano svolti ecc.

Cogliamo quindi l’occasione per questa breve guida, che nella sua semplicità speriamo possa offrire chiarezza ai dubbi più comuni.

Si tratta del corso “base”, quello che tutti i lavoratori devono frequentare per essere coinvolti e informati sul funzionamento dell’impresa nella quale lavorano.

A chi è rivolto?
A TUTTI i lavoratori. Anche se hanno il contratto a chiamata. Anche se sono tirocinanti. Anche se sono soci lavoratori. Anche se lavorano part time. Anche se sono stagionali. TUTTI, indipendentemente dal tipo di contratto che li lega all’impresa.

Quando deve essere svolto?
All’inizio del rapporto di lavoro, possibilmente prima di adibire il lavoratore alla mansione. Se questo non è possibile, è accettabile completare la formazione entro i primi 60gg dall’inizio del rapporto.

Come è strutturato?
C’è un primo modulo, della durata di 4 ore con un programma comune per tutti, chiamato “Modulo Generale”. Inoltre, a seconda delle mansioni svolte e della tipologia dell’impresa, è presente un secondo modulo sui “Rischi Specifici” che può essere di 4, 8 oppure 12 ore.
La formazione è completa solo frequentando entrambi i moduli.
L’aggiornamento è previsto ogni 5 anni.

Quali modalità sono consentite?

  • Il Modulo Generale si può svolgere sia in presenza (aula fisica o videoconferenza) che in e-learning (online su piattaforma che registra i progressi del partecipante).
  • Il modulo Rischi Specifici di 4 ore per le mansioni rischio basso si può svolgere sia in presenza (aula fisica o videoconferenza) che in e-learning (online su piattaforma che registra i progressi del partecipante).
  • Il modulo Rischi Specifici di 8 ore per le mansioni rischio medio e di 12 ore per le mansioni rischio alto si può svolgere solo in presenza (aula fisica o videoconferenza)

Si tratta dell’unico corso obbligatorio (per il momento) in cui viene coinvolto il Datore di Lavoro.

A chi è rivolto?
Al Datore di Lavoro che assume anche il ruolo di RSPP. La figura del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Prevenzione (RSPP appunto) coordina il sistema della sicurezza aziendale e supporta il Datore di Lavoro fornendo una consulenza di tipo tecnico e gestionale. Nelle realtà meno strutturate e con precise limitazioni in base al tipo di settore aziendale, la norma consente al Datore di Lavoro la possibilità di assumere egli stesso questo ruolo.

Quando deve essere svolto?
Il corso va svolto nel momento in cui il Datore di Lavoro decide di assumere questo ruolo.

Come è strutturato?
Il corso per Datori di Lavoro RSPP prevede un totale di 4 moduli, con argomenti sia giuridici che tecnici e di tipo gestionale. Nelle imprese classificate a rischio basso il corso ha una durata complessiva di 16 ore, in quelle a rischio medio di 32 ore mentre in quelle a rischio alto di 48 ore.
L’aggiornamento è previsto ogni 5 anni.

Quali modalità sono consentite?

  • I Moduli 1 e 2 si possono svolgere sia in presenza (aula fisica o videoconferenza) che in e-learning (online su piattaforma che registra i progressi del partecipante).
  • I Moduli 3 e 4 si possono svolgere solo in presenza (aula fisica o videoconferenza).

E’ la formazione integrativa per i lavoratori che ricoprono il ruolo di Dirigenti per la sicurezza.

A chi è rivolto?
A tutti i lavoratori che ricoprono il ruolo di Dirigenti per la sicurezza.
Alcune delle funzioni in materia di sicurezza che la legge attribuisce al Datore di Lavoro possono essere infatti delegate ad una persona dotata di competenze professionali ed in gradi di attuare le direttive e vigilare sulla loro corretta applicazione.

Nota Bene. La delega di funzioni non esclude comunque l’obbligo di vigilanza da parte del Datore di Lavoro.

Quando deve essere svolto?
In contemporanea con il conferimento di questo incarico. Quando il Datore di Lavoro individua un lavoratore da designare come Dirigente e gli assegna la delega di funzioni, deve anche provvedere alla sua formazione specifica.
Nota Bene. La Formazione Lavoratori art. 37 (quella vista nel punto precedente) non sostituisce in nessun modo il corso per i dirigenti.
L’aggiornamento è previsto ogni 5 anni.

Come è strutturato?
Il corso per i Dirigenti prevede una durata complessiva di 16 ore ed è suddiviso in diversi moduli che vertono sull’ambito giuridico normativo, sulle modalità di gestione della sicurezza in azienda, sui modelli organizzativi ecc.

Quali modalità sono consentite?

  • Il corso Dirigenti si può svolgere sia in presenza (aula fisica o videoconferenza) che in e-learning (online su piattaforma che registra i progressi del partecipante)

E’ la formazione integrativa per i lavoratori che ricoprono il ruolo di Preposti per la sicurezza.

A chi è rivolto?
A tutti i lavoratori che ricoprono il ruolo di Preposti per la sicurezza.
In azienda è necessario che il Datore di Lavoro vigili sull’operato dei lavoratori. Quando non può farlo direttamente ci saranno dei lavoratori che ricoprono appunto il ruolo di Preposto e solitamente sono i capi squadra, capo reparto, responsabile del team, i colleghi anziani che coordinano il lavoro di altri ecc.

Nota Bene. Il “preposto di sè stessi” non esiste. Se in azienda c’è un solo lavoratore esso non è preposto.

Quando deve essere svolto?
In contemporanea con il conferimento di questo incarico. Quando il Datore di Lavoro individua un lavoratore da designare come Preposto, deve anche provvedere alla sua formazione specifica.
Nota Bene. La Formazione Lavoratori art. 37 (quella vista nel punto precedente) non sostituisce in nessun modo il corso per i preposti.
L’aggiornamento è previsto ogni 2 anni.

Come è strutturato?
Il corso per i Preposti prevede una durata complessiva di 8 ore ed è suddiviso in diversi moduli che trattano le responsabilità particolari di questa figura ma anche le modalità di coinvolgimento dei colleghi e la comunicazione in azienda.

Quali modalità sono consentite?

  • Il corso Preposti si può svolgere solo in presenza (aula fisica o videoconferenza) con l’entrata in vigore del DL 146/2021

E’ il corso che tutti i lavoratori incaricati come addetti antincendio devono frequentare per rendere effettiva questa nomina.

A chi è rivolto?
A tutti i lavoratori che ricoprono il ruolo di Addetti Antincendio.
Il Datore di Lavoro deve nominare una squadra di persone che possano aiutare a controllare la situazione ma soprattutto intervenire in caso di emergenza (e volendo può fare parte lui stesso della squadra). I lavoratori non possono rifiutare l’incarico a meno che non ci sia un motivo oggettivo che li rende non idonei a svolgerlo.

Nota Bene. La squadra ha un numero sufficiente di addetti solo quando viene garantita la presenza di personale formato in ogni occasione/orario. Un solo addetto formato in azienda è chiaramente insufficiente, perchè ogni volta che sarà assente per qualche motivo (ferie, turni, malattia…) l’azienda rimane scoperta.

Quando deve essere svolto?
In contemporanea con il conferimento di questo incarico. Quando il Datore di Lavoro individua un lavoratore da designare come Addetto Antincendio, deve anche provvedere alla sua formazione specifica.
L’aggiornamento è previsto ogni 5 anni.

Come è strutturato?
Il corso per Addetti Antincendio prevede una durata complessiva di 4, 8 o 16 ore in base al livello (vengono chiamati corsi livello 1, livello 2 e livello 3) ed è suddiviso in moduli teorici ed esercitazioni pratiche. I livelli del corso da frequentare non sono necessariamente legati al livello di rischio incendio dell’impresa.

Quali modalità sono consentite?

  • Il corso Antincendio si può svolgere solo in presenza (aula fisica o videoconferenza per i soli moduli teorici)

E’ il corso che tutti i lavoratori incaricati come addetti al primo soccorso devono frequentare per rendere effettiva questa nomina.

A chi è rivolto?
A tutti i lavoratori che ricoprono il ruolo di Addetti Primo Soccorso.
Il Datore di Lavoro deve nominare una squadra di persone che possano aiutare a controllare la situazione ma soprattutto intervenire in caso di emergenza (e volendo può fare parte lui stesso della squadra). I lavoratori non possono rifiutare l’incarico a meno che non ci sia un motivo oggettivo che li rende non idonei a svolgerlo.

Nota Bene. La squadra ha un numero sufficiente di addetti solo quando viene garantita la presenza di personale formato in ogni occasione/orario. Un solo addetto formato in azienda è chiaramente insufficiente, perchè ogni volta che sarà assente per qualche motivo (ferie, turni, malattia…) l’azienda rimane scoperta.

Quando deve essere svolto?
In contemporanea con il conferimento di questo incarico. Quando il Datore di Lavoro individua un lavoratore da designare come Addetto al Primo Soccorso, deve anche provvedere alla sua formazione specifica.
L’aggiornamento è previsto ogni 3 anni.

Come è strutturato?
Il corso per Addetti Primo Soccorso prevede una durata complessiva di 12 o 16 ore in base alla classificazione dell’impresa secondo quanto previsto nel DM 388/03, ed è suddiviso in moduli teorici ed esercitazioni pratiche. 

Quali modalità sono consentite?

  • Il corso Primo Soccorso si può svolgere solo in presenza (aula fisica o videoconferenza per i soli moduli teorici)

Chiamato erroneamente a volte “responsabile dei lavoratori”, il RLS è invece RAPPRESENTANTE. Deve svolgere la formazione integrativa per poter eseguire in modo corretto le funzioni associate a questa figura.

A chi è rivolto?
A tutti i lavoratori che vengono eletti come RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza).
Il D.Lgs. 81/08 prevede che in ogni azienda sia individuato un rappresentante dei lavoratori, ma non è il Datore di Lavoro a doverlo designare. Sono infatti i lavoratori stessi che, liberamente, eleggono il proprio rappresentante. Quando i lavoratori non trovino un accordo o non ci sia nessuno disposto a ricoprire questo ruolo, il Datore di Lavoro può rivolgersi agli Enti Bilaterali per individuare un RLS Territoriale.

Nota Bene. L’assenza di RLS nominato non è soggetta a sanzione, tuttavia rimane una figura prevista dall’ordinamento e la sua mancanza porta in ogni caso ad un organigramma per la sicurezza non conforme.

Quando deve essere svolto?
In contemporanea con l’assunzione di questo incarico. Quando un lavoratore viene eletto come RLS, il Datore di Lavoro provvede alla sua formazione.
Nota Bene. La Formazione Lavoratori art. 37 (quella vista nel punto precedente) non sostituisce in nessun modo il corso per il RLS.
L’aggiornamento è previsto ogni anno per le imprese con 15 o più lavoratori.

Come è strutturato?
Il corso per RLS prevede una durata complessiva di 32 ore ed è suddiviso in diversi moduli che affrontano le attribuzioni particolari di questa figura ma anche le modalità di coinvolgimento dei colleghi e la comunicazione in azienda.

Quali modalità sono consentite?

  • Il corso RLS si può svolgere in presenza (aula fisica o videoconferenza) mentre l’e-learning (online su piattaforma che registra i progressi del partecipante) è consentito solo quando il CCNL di riferimento prevede esplicitamente questa modalità

Quelli elencati finora sono i percorsi formativi principali che ad oggi la norma prevede per tutte le imprese soggette al Testo Unico per la Sicurezza, ossia tutte le imprese dove sia presente anche una sola persona oltre al Datore di Lavoro (ricordiamo che non fa testo la tipologia di contratto applicata o la retribuzione percepita).

I possibili corsi in materia di sicurezza però non si esauriscono qui, e sono infatti presenti altre formazioni più specifiche in base alla mansione o alla lavorazione svolta. 
A titolo di esempio possiamo citare:

  • abilitazione all’uso delle attrezzature particolari, spesso chiamate “patentini”, come nel caso dei carrelli elevatori, delle macchine per il movimento terra, delle gru o delle piattaforme PLE previsto per ogni addetto destinato a manovrare le macchine in questione. Ogni abilitazione prevede moduli teorici e prove pratiche e va aggiornata ogni 5 anni.
  • corsi specifici per chi svolge operazioni in altezza, cosiddetto corso “lavori in quota”, che affronta le corrette modalità di lavoro e la prevenzione dei rischi connessi con le cadute dall’alto. Prevede sia moduli teorici che prove pratiche, lo devono frequentare tutti gli addetti che eseguono appunto lavori oltre i 2 metri dal piano di appoggio e va aggiornato ogni 5 anni.
  • corsi specifici per chi svolge operazioni in spazi confinati e/o sospetti di inquinamento, che affronta le corrette modalità di lavoro e la prevenzione dei rischi connessi con questi contesti. Prevede sia moduli teorici che prove pratiche, lo devono frequentare tutti gli addetti che eseguono appunto lavori in ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento e va aggiornato ogni 5 anni.

E altri ancora sono corsi destinati a chi si occupa della segnaletica nei cantieri stradali, oppure corsi per chi coordina la sicurezza nei cantieri mobili e temporanei, per chi deve montare e smontare ponteggi e impalcature, per chi si occupa di lavori su impianti in tensione ecc.

Sono effettivamente tante le cose da tenere sotto controllo e gli adempimenti previsti dalla normativa, ma diventa tutto molto chiaro quando ci ricordiamo del motivo per il quale queste attività sono previste.
Naturalmente come tutto l’effettiva utilità dei corsi dipende dall’apertura mentale con cui vengono affrontati ma ancora di più dalla qualità del servizio che l’Ente di formazione offre.
Il rischio di trasformare tutto in pura burocrazia (e spreco di tempo) è praticamente una certezza quando le attività vengono affrontate “per forza” o peggio affidate a sedicenti professionisti che conoscono la materia, se va bene, solo in teoria.

La buona formazione può salvare delle vite, letteralmente.
I costi legati alla formazione possono essere gestiti e minimizzati con strumenti e soluzioni alla portata di ogni azienda, al giorno d’oggi.
Quindi se qualcuno vi dice che “le ore previste dalla norma sono troppe ed è impossibile occuparle effettivamente con quegli argomenti”, “i costi non valgono il risultato” e magari propone pure “riduzioni sulla durata del corso”… è un buon momento per salutare e rivolgersi altrove.

 

Sempre parlando di controlli ufficiali: cosa verifica l’Ispettorato Del Lavoro?

Sempre parlando di controlli ufficiali: cosa verifica l’Ispettorato Del Lavoro?

 

Torniamo a parlare dei controlli ufficiali, ossia delle visite ispettive che gli organi competenti svolgono nelle aziende per verificare la conformità con gli obblighi di legge, reprimere le violazioni e se possibile prevenire problematiche future.

In un precedente articolo, pubblicato qualche anno fa,  avevamo fatto una panoramica delle attività ispettive svolte dalle Autorità nelle imprese del settore alimentare: concentriamoci invece ora sulle attività di vigilanza svolte dagli ufficiali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL).

COSA FA L’ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO?

Come riportato anche nel sito ufficiale, l’INL è un’Agenzia posta sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro che svolge diversi servizi, come ad esempio:

  • rilascio autorizzazione impianti di videosorveglianza e altri strumenti di controllo
  • rilascio provvedimenti di congedo di maternità anticipato
  • rilascio abilitazione all’esercizio per i Consulenti del Lavoro

Volendo ipersemplificare, potremmo dire che questo Istituto ha competenza su tutto ciò che ruota intorno alla sfera del lavoro soprattutto quando si parla di regole e diritti necessari a rendere conforme il rapporto tra lavoratori e imprese.

E’ evidente quindi che, tra le attività di vigilanza (quindi controllo e verifica) svolte sul territorio, ci sia non solo quella sui contratti di lavoro applicati nelle imprese ma anche quella in materia di salute e sicurezza dei lavoratori (tra l’altro estesa a tutti i comparti lavorativi e non più solo al settore edile, dalla Legge 215/2021).

Non bisogna però fare confusione: i controlli in azienda per le questioni legate alla sicurezza dei lavoratori non sono affidati solo all’INL, infatti anche il Servizio Prevenzione delle ASL (da non confondere con il SIAN o il Servizio Veterinario), i Vigili del Fuoco e l’INAIL svolgono attività di vigilanza in materia.

COSA CONTROLLA L’ISPETTORATO DEL LAVORO DURANTE L’ISPEZIONE?

Come premesso gli Ispettori INL si concentrano sulle questioni che orbitano intorno alle condizioni del lavoro, cioè:

  • esistenza e rispetto dei contratti di lavoro per i dipendenti (tipologia, orario, mansione…)
  • sussistenza delle condizioni di sicurezza per i lavoratori (corretta valutazione dei rischi, avvenuta formazione obbligatoria, effettuate visite mediche, utilizzo dei corretti DPI)

Anche se quindi gran parte di questi aspetti sono dimostrabili “sulla carta” (presenza di contratti, attestati, certificati medici…) non bisogna pensare che il controllo sia unicamente burocratico. Nell’ambito dell’ispezione gli ufficiali visiteranno l’ambiente di lavoro e parleranno con i lavoratori, in modo da comprendere la realtà che hanno di fronte e così da verificare anche la coerenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che accade nella realtà.
Qualora ci siano difformità o criticità saranno presi provvedimenti, se necessario anche segnalando e chiedendo l’intervento di altri Organi Competenti (ad esempio i Vigili del Fuoco).

COSA BISOGNA FARE DURANTE IL CONTROLLO?

Purtroppo un po’ di timore e diffidenza sono reazioni abbastanza naturali in queste circostanze, anche perchè non capitano tutti i giorni e tantissimi lavoratori e imprenditori trascorrono anni senza farne esperienza diretta, ma come sempre la cosa migliore è cercare di mantenere la calma per poter collaborare nel migliore dei modi.

Gli Ispettori ovviamente non entrano in azienda per danneggiare qualcuno, devono invece eseguire delle verifiche per tutelare il rispetto della legge e soprattutto i diritti di ognuno di noi durante il lavoro. Purtroppo la difficoltà a fare prevenzione è tristemente sotto gli occhi di tutti, dato che la cultura della sicurezza non è ancora radicata nel nostro sistema nonostante l’Italia sia un paese moderno, e quindi ancora oggi l’attività degli Ispettori spesso è di tipo repressivo.
Questo però non significa che i controlli avvengono solo dopo una segnalazione o un infortunio, e quindi non bisogna dare per scontato che l’accesso in azienda degli ispettori porti necessariamente a sanzioni, denunce ecc.

E’ sempre possibile chiedere informazioni durante le attività ispettive per capire bene cosa stia succedendo, è molto utile prendere nota di tutto quanto viene chiesto e visionato durante il controllo, specialmente se questo avviene in presenza di una persona che non sia il Titolare dell’impresa.
Abbiamo anche la possibilità di chiedere che venga messa a verbale un propria dichiarazione o commento su aspetti che si ritengono rilevanti (ad esempio per una memoria difensiva futura) o eventuali anomalie o irregolarità di comportamento che riteniamo di aver individuato durante l’ispezione.

Al termine di ogni attività ispettiva viene sempre rilasciato il verbale, ossia la descrizione di quello che è avvenuto e di cosa eventualmente seguirà, ad esempio la richiesta di esibire ulteriori documenti o le sanzioni previste per le violazioni riscontrate.

Piccola nota a margine: dato che le normative sono complesse e le cose da tenere sotto controllo sono tante, se state pagando un consulente per essere aiutati a gestire la materia, durante i controlli chiamatelo!! Certo non potrà tirare fuori dal cilindro documenti che non esistono o sanare in quel momento situazioni mai gestite, ma saprà sicuramente agevolare la comunicazione e lo svolgimento del controllo stesso.
Ovviamente chiamatelo anche quando va tutto bene perchè sentirsi dire “abbiamo avuto l’ispezione ed è tutto in ordine” farà piacere anche a lui!

Patentino Diisocianati? Mistero svelato

Patentino Diisocianati? Mistero svelato

 

Da qualche settimana si sono moltiplicati annunci, webinar, newsletter e articoli che parlano del “patentino per l’uso dei diisocianati”, rivolti ad imprese e professionisti nel settore edile, del legno, della verniciatura ecc.
Il messaggio comune è che, dal 24 agosto 2023, per continuare ad acquistare e utilizzare prodotti che contengono diisocianati in concentrazione uguale o superiore a 0,1% serve un apposito corso chiamato appunto patentino.

Moltissimi addetti davanti a questa affermazione hanno storto il naso pensando: “come posso avere bisogno di un patentino se sono anni che già lavoro con questi prodotti?”

Come sempre cerchiamo di fare chiarezza.

Cosa sono i diisocianati?

Il termine rappresenta un insieme di sostanze chimiche molto reattive che vengono impiegate in tanti prodotti per la loro capacità di legare e conferire resistenza ai materiali.
Si trovano infatti in molti adesivi, sigillanti, vernici, isolanti e schiume poliuretaniche.

Cosa dice la normativa?

Il Regolamento UE 2020/1149 ha previsto delle restrizioni sul commercio e sull’uso di prodotti che contengono questa categoria di sostanza chimiche.
Il motivo è legato alla tutela della salute degli operatori: infatti nel tempo si è visto che i diisocianati, anche se molto utili, sono responsabili di sensibilizzare sia le vie respiratorie che la pelle.
In altre parole, il lavoro a contatto con questi prodotti espone gli addetti a rischi concreti per la propria salute, che si manifestano con forti infiammazioni e irritazioni capaci di diventare poi patologie croniche come nel caso dell’asma.

Le autorità tedesche nel 2016 hanno sottoposto una prima segnalazione all’agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) dopo aver raccolto dati che riportavano oltre 5.000 nuovi casi di malattia professionale ogni anno legata a questi prodotti nel territorio UE.
Dalle evidenze scientifiche raccolte la Commissione Europea ha quindi emanato il Regolamento contenente le restrizioni.

Che cosa dobbiamo fare dal 24 agosto 2023?

Per i motivi sopra riportati, la norma ha stabilito che dal 24 agosto 2023 i diisocianati non si potranno usare a meno che:

  1. la concentrazione nel prodotto sia inferire allo 0,1% in peso

    oppure

  2. il datore di lavoro o lavoratore autonomo garantisca che gli utilizzatori abbiano completato la formazione sull’uso sicuro dei diisocianati prima di impiegarli

Come vedete la parola “patentino” non compare da nessuna parte e non rappresenta al meglio il senso di tutta la questione: il corso non insegna ad usare i prodotti dal punto di vista dell’applicazione e della tecnica, serve invece a capire bene come lavorare a contatto con queste sostanze proteggendosi dagli effetti negativi sulla salute!

Tutti gli interessati potranno quindi per prima cosa verificare se effettivamente corrono questo rischio dalle schede di sicurezza dei prodotti normalmente impiegati, e poi valutare il da farsi di conseguenza.

UTILITA’

Corsi aziendali e attestati: il lavoratore può averne una copia oppure no?

Corsi aziendali e attestati: il lavoratore può averne una copia oppure no?

 

Capita praticamente a tutti, dopo aver frequentato un corso sulla sicurezza su mandato della propria azienda, di chiedere: “posso avere una copia dell’attestato?”

Questa domanda, assolutamente legittima e all’apparenza anche di facile risposta, a volte si scontra con un netto rifiuto.

La motivazione più comune dietro a questo atteggiamento è di natura economica perchè l’Azienda, avendo sostenuto i costi della formazione, non ritiene corretto rilasciare l’attestato al lavoratore anche e soprattutto in funzione di una possibile interruzione del rapporto di lavoro durante il periodo di “validità” della formazione stessa (ricordiamo che molti corsi richiedono un aggiornamento obbligatorio solo dopo 5 anni). 

D’altro canto il lavoratore però ritiene importante ricevere una copia degli attestati per le formazioni che ha frequentato, così da mantenere aggiornato il proprio CV e avvalorare nel tempo anche le effettive esperienze svolte.

Attestati di formazione: che informazioni devono riportare?

Per capire cosa prevede la norma, e quindi per rispondere correttamente alla domanda iniziale, per prima cosa vediamo quali informazioni è obbligatorio riportare su un attestato, e cioè:

  • nome e dati del soggetto formatore e dei responsabili
  • nome, cognome e codice fiscale del corsista
  • denominazione del corso, durata e normative di riferimento
  • date di svolgimento
  • codice identificativo che consenta una verifica sull’autenticità

Già da qui cominciano ad esserci degli indizi chiari.
 

Il lavoratore quindi ha diritto ad avere una copia dell’attestato?

Il Testo Unico sulla Sicurezza, sotto questo aspetto, effettivamente presenta una lacuna.
Questo vuoto però non deriva dal fatto che il legislatore intendesse negare il diritto del lavoratore di ricevere la sua copia, bensì dal fatto che se tutto avesse funzionato non ce ne sarebbe stato bisogno!
 
Infatti nel 2003, nell’ambito del percorso attuativo della “legge Biagi”, è stato emanato il Decreto legislativo n. 276/2003 che prevedeva la costituzione del “Libretto formativo del cittadino”.
Questo strumento informatico doveva contenere tutti i dati e le indicazioni relative alla formazione e al lavoro svolti da ciascuno di noi, così da avere un unico fascicolo personale che racchiudesse tutte le esperienze personali come una sorta di CV sempre completo e aggiornato.
Purtroppo però non è mai stato implementato e quindi ancora si rendono necessarie le copie degli attestati come prova dell’avvenuta formazione.
 
Anche se la normativa specifica in tema di sicurezza non esprime in maniera univoca l’obbligo di consegna degli attestati al lavoratore, è un’altra legge che però chiarisce questo aspetto: quella sulla tutela dei dati personali, ossia il Reg (UE) 2016/679 noto anche come GDPR.
Gli attestati contengono dei dati personali, e quindi è diritto dell’interessato (in questo caso il corsista) accedere ad essi, come confermato anche da provvedimenti dell’Autorità Garante della Privacy emessi nel tempo.
 
Adesso possiamo quindi rispondere, con tranquillità e chiarezza, che il diritto di ricevere una copia delle attestazioni per i corsi svolti esiste, anche se il costo è stato sostenuto da altri.
Il Responsabile Tecnico nelle attività di panificazione

Il Responsabile Tecnico nelle attività di panificazione

 

Chi è il Responsabile Tecnico dell’attività di panificazione e da dove deriva la figura?

Il Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo ed il Ministero della salute, nel 2018 ha emanato il Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato».
Di conseguenza la Regione Marche nel 2019 ha deliberato con la LR 17 del 27 giugno le caratteristiche riguardanti il Responsabile Tecnico dell’attività di panificazione.

Questa figura è la persona che sovrintende e coordina la produzione del pane in tutte le sue fasi, verifica il corretto approvvigionamento garantendo l’utilizzo di materie prime in conformità alle norme vigenti, monitora i processi di realizzazione dei prodotti dalla preparazione degli impasti alla cottura all’eventuale conservazione a basse temperature sia di semilavorati che di prodotti finiti in osservanza delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per svolgere la propria funzione deve possedere una buona esperienza nella preparazione e lavorazione del pane e dei prodotti da forno, dispone di un’adeguata conoscenza della gastronomia nazionale (prodotti e ricette) e dei prodotti tipici delle tradizioni locali.

Ogni laboratorio che produce pane e prodotti da forno deve individuare il suo Responsabile Tecnico, che quindi sarà presente tanto nelle attività artigianali quanto in quelle industriale, oltre che nei reparti forno della GDO.

Requisiti professionali e formazione del Responsabile

Per poter ricoprire questo ruolo, sono previste tre diverse strade:

  1. frequentare un apposito corso, della durata di 120 ore + esame finale di 8 ore, organizzato esclusivamente da Enti di formazione accreditati e con approvazione della Regione. Questo corso prevede almeno 48 ore di pratica da svolgere in affiancamento all’interno di un panificio.
  2. sostenere solo l’esame finale per coloro che svolgono attività di panificazione da almeno tre anni.
  3. ottenere la “Dichiarazione di esenzione” dall’Ufficio regionale competente per coloro che possiedono un titolo di qualifica come “operatore di panetteria” o equivalente e che lavora regolarmente come panificatore da almeno due anni.

A prescindere dal percorso di qualifica iniziale per l’ottenimento dei requisiti, ogni Responsabile deve poi aggiornare le proprie competenze frequentando seminari, workshop o corsi inerenti l’argomento, per una durata di 8 ore ogni 5 anni.

ALLEGATI UTILI

 

 

Pronti? Parliamo di Stress Lavoro Correlato

Pronti? Parliamo di Stress Lavoro Correlato

 

“fatico ad addormentarmi al pensiero che domani dovrò tornare a lavoro”

“di solito pranzo rimanendo nella mia postazione così nel frattempo porto avanti il lavoro”

“provo molta ansia perchè ho sempre l’impressione di essere sommerso da scadenze che non posso rispettare”

“ultimamente non sopporto più nessuno, ogni cosa mi fa esplodere”

Almeno una volta nella nostra carriera avremo detto o sentito dire queste frasi, giusto? Certo, i periodi difficili fanno parte del gioco e sentirsi sotto pressione a volte è inevitabile, ma se queste sensazioni e comportamenti diventano una costante, allora abbiamo un problema.

Questo problema si chiama stress lavoro correlato, cioè stress derivante e associato al lavoro svolto, e rientra a pieno titolo tra le problematiche ricomprese nella tutela della sicurezza dei lavoratori. Sì, perchè nelle aziende dove ci sono criticità sotto il profilo del clima organizzativo è statisticamente provato anche un aumento dei fenomeni infortunistici e di assenza per malattia.

Cosa si intende per rischi legati al contesto e all’organizzazione?

E’ importante ricordare, prima di tutto, che una mente sovraccarica e troppo stressata non può essere performante nè innovativa.

Quando in un’impresa si creano confusione e disordine tra funzioni, compiti da eseguire e responsabilità gli effetti negativi sui risultati e sul clima non tardano a farsi sentire. Però spesso la tendenza è quella di constatare i danni senza analizzarne le cause, creando un circolo vizioso fatto di caccia al colpevole, tensione e ulteriore confusione che porterà solo altri problemi a cascata.

Tra gli effetti visibili, a livello aziendale, del mancato controllo di queste criticità possiamo elencare:

  • alto turnover di personale
  • aumento incidenza infortuni e assenze per malattia
  • sanzioni disciplinari frequenti
  • litigiosità e difficoltà a completare gli obiettivi lavorativi
  • calo della produttività
  • aumento dei costi generali di gestione

Gli effetti visibili sul lavoratore invece sono:

  • tendenza all’assenteismo
  • difficoltà a concentrarsi, a gestire il carico di lavoro e il riposo
  • ansia, sensazione diffusa di disagio e possibile depressione
  • potenziale adozione o peggioramento di cattive abitudini (es. fumo e alcol)
  • potenziale insorgenza, col tempo, di disturbi sia fisici che psicologici

Appare quindi subito chiaro che prevenire e mitigare i rischi organizzativi oltre a tutelare la salute dei lavoratori serve anche a tutelare quella dell’Impresa.

Quali sono gli errori che portano ad un clima organizzativo fuori controllo?

Chiaramente lo stress lavoro correlato è uno di quei rischi difficili da mappare e gestire, perchè purtroppo è originato da fattori diversi che a volte sfuggono al controllo. Certamente uno degli errori organizzativi più comuni sta nella carente (o a volte proprio assente) pianificazione del lavoro.

In un mondo come quello di oggi, con ritmi sempre più serrati e un bombardamento continuo di stimoli e richieste (oltre a problemi sociali ed economici che costringono tantissime imprese a lavorare sotto organico), molte realtà si ritrovano a vivere le loro giornate accumulando compiti su compiti senza poter stabilire una priorità.
Dovendo dare una risposta immediata a tutto, tutto finirà per avere la stessa importanza e ci troveremo a gestire insieme cose che invece potrebbero essere scaglionate, che magari non sono ugualmente necessarie e che potrebbero non richiedere lo stesso grado di impegno ed attenzione.

Il nostro cervello non è programmato per compiere più azioni nello stesso momento, anche se ci sembra di poterlo fare in realtà i processi mentali rimangono comunque una “pila”. Forzandoci a portare avanti tutto insieme o passando freneticamente da un’attività all’altra ci troveremo preso sovraccarichi, stanchi e decisamente confusi.

Un po’ come se al ristorante, per la foga di non far freddare niente e provare comunque tutto il menù, frullassimo insieme tutte le portate dall’antipasto al dolce.

Una vita lavorativa organizzata permette invece ai lavoratori di riempire le “caselle” della propria agenda inserendo anche qualche spazio dedicato ai propri piani personali: nel momento in cui non si deve più essere costretti a “correre dietro alle emergenze”, che in buona parte erano sicuramente figlie della disorganizzazione, rimarrà lo spazio anche per i propri progetti.
Non è soltanto questione di tempo recuperato, ma soprattutto di metodo: se tra i compiti da svolgere per conto dell’organizzazione, il singolo individuo si abitua ad inserire regolarmente anche quelli che riguardano sé stesso, avrà modo di portarli a termine nel tempo seguendo una calendarizzazione chiara.

Quindi non siamo in grado di gestire lo stress?

No, il problema non è la nostra capacità di gestire lo stress ma piuttosto la nostra resistenza col passare del tempo. E’ infatti dimostrato che possiamo lavorare intensamente senza accusare sintomi di stress, ma in misura limitata nel tempo;
se la disorganizzazione diventa uno stile di vita, gli effetti negativi prima o poi iniziano a presentarsi.
A fare la differenza però è soprattutto il senso di controllo sulle proprie attività oltre che il supporto sociale, cioè quel controllo che può derivare soprattutto da una corretta organizzazione.

Ti interessa l’argomento? Questi articoli riportano la testimonianza e le riflessioni di alcuni lavoratori che hanno provato il burnout sulla propria pelle.

Articolo 1 VICE.com

Articolo 2 Dagospia.com

Il corso HACCP svolto in una Regione è valido nelle altre?

Il corso HACCP svolto in una Regione è valido nelle altre?

 

Chi lavora nel settore alimentare sa che il Corso HACCP è obbligatorio e negli anni ha sostituito il vecchio Libretto Sanitario. Il Regolamento CE 852/04 ha infatti stabilito che il responsabile aziendale, chiamato Operatore del Settore Alimentare OSA, deve assicurare che i suoi collaboratori siano debitamente formati e addestrati sulle prassi igienico sanitarie. 

Sappiamo ormai bene anche che le modalità organizzative per questi corsi sono definite a livello regionale, perchè in Italia sono le Regioni ad avere competenza sulla formazione professionale.

Per questo motivo molto spesso agli operatori capita di farsi questa domanda: se ho frequentato il corso HACCP organizzato secondo le “regole” di una certa Regione, sarà valido nelle altre?

La risposta a questo dubbio sta nel cosiddetto principio del mutuo riconoscimento. Per dirla in modo semplice,  quando un corso è organizzato in modo conforme ad una Delibera, deve essere considerato valido anche in territori dove si applicherebbe una diversa modalità.

Ovviamente per far valere questo principio è necessario che:

  • il corso sia stato erogato da un Ente accreditato in Regione per la formazione professionale 
  • le modalità organizzative (durata in ore, contenuti, docenti…) siano conformi alla Delibera regionale di riferimento
  • tutte queste informazioni siano riportate nell’attestato rilasciato al corsista

Anche il Consiglio di Stato si è espresso in questo senso con la Sentenza n. 7346 del 24 novembre 2020, intervenendo su un caso che vedeva la Regione Campania contestare la validità di corsi HACCP erogati online da Enti accreditati presso altre Regioni, a causa della mancanza di un esame finale in presenza che invece è previsto appunto dalla Delibera regionale campana.

Il Consiglio ha motivato questa interpretazione non solo ricostruendo l’iter normativo dietro alla questione, ma anche perchè in assenza di questo principio ci sarebbe un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori. Il corso HACCP non è infatti un titolo abilitante per lo svolgimento di un mestiere, ma piuttosto uno strumento con cui gli OSA trasferiscono le conoscenze necessarie ai loro collaboratori.
Sarà l’autorità preposta ai controlli, ovviamente, a verificare se tale conoscenza sia stata acquisita attraverso i controlli e le ispezioni sul luogo di lavoro, sia chiedendo le attestazioni che documentino l’avvenuta somministrazione dell’attività formativa, sia attraverso la verifica, in concreto, dell’attività svolta e della sua corrispondenza alle migliori prassi di igiene alimentare.  

Per concludere, affidandosi ad Enti accreditati per la formazione professionale si ha sempre la certezza riguardo la validità degli attestati rilasciati.
Fermo restando che una formazione di qualità oltre ad essere valida deve concretamente trasferire le competenze attese!

Nuovi Decreti Antincendio: cosa cambia da ottobre?

Nuovi Decreti Antincendio: cosa cambia da ottobre?

 

Come già trattato in un precedente articolo, a ottobre del 2021 sono stati ufficialmente pubblicati in Gazzetta i tre Decreti Ministeriali che aggiornano e sostituiscono il vecchio DM 10 Marzo 1998.

I tre testi di legge entrano in vigore ad un anno dalla loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e saranno quindi l’unico riferimento valido a partire da ottobre 2022

DECRETO MINICODICE: COSA CAMBIA PER LE AZIENDE?

Fermo restando che il criterio di base per organizzare le dovute misure di prevenzione e protezione resta la valutazione dei rischi, avremo da ora in poi realtà valutate come “a rischio incendio basso” e “a rischio incendio non basso”. Le prime saranno individuate in base ad una serie di requisiti indicati nel Minicodice, e potranno quindi organizzarsi applicando le prassi previste nello stesso.
Tutte le realtà che non risultino “a rischio incendio basso” adotteranno invece le prassi previste, a seconda dei casi, per le attività soggette ai controlli dei VVF o normate da regole tecniche. 

DECRETO GSA: COSA COMPORTA PER AZIENDE E ADDETTI ANTINCENDIO?

Per prima cosa troviamo i riferimenti al Piano di Emergenza: da ottobre 2022 è necessario predisporre il PEE in tutti i luoghi di lavoro con più di 10 lavoratori, oppure nei locali aperti al pubblico con presenza superiore a 50 occupanti, o nelle attività soggette al DPR 151/2011.
Per occupanti si intendono tutte le persone presenti, compresi clienti, ospiti, collaboratori ecc.

Inoltre, in tutte le realtà aziendali dove è necessario predisporre questo strumento, gli addetti devono partecipare a esercitazioni antincendio con cadenza almeno annuale.

Sono quindi delineate in modo chiaro le caratteristiche dei corsi di formazione appositi, che tutti gli addetti antincendio devono frequentare, suddivisi in base alla categoria del rischio aziendale (Attività di tipo 1, 2 o 3).
Sono previste sia la formazione iniziale per i nuovi addetti incaricati, che l’aggiornamento periodico.
In tutti i casi i corsi prevedono alcuni moduli teorici (per i quali è possibile ricorrere alla formazione online esclusivamente in videoconferenza) e delle esercitazioni pratiche, che per i corsi di livello 2 e 3 (ex rischio medio e alto) prevedono anche l’uso di idranti con erogazione di acqua.
Sparisce per i corsi “rischio basso”, che chiameremo ora livello 1, la possibilità di svolgere la parte pratica sugli estintori avvalendosi di supporti audiovisivi come alternativa all’uso reale delle attrezzature.
La norma aggiornata dà quindi molto rilievo all’addestramento pratico degli addetti antincendio, che devono familiarizzare al meglio con gli strumenti da utilizzare in caso di principio di incendio nei locali.

Si conferma poi la necessità di conseguire l’attestato di idoneità tecnica in modo obbligatorio per le attività riportate nell’allegato IV del Decreto.

DECRETO GSA: LE NOVITA’ PER I DOCENTI

Con il nuovo testo vengono definiti in modo molto chiaro i requisiti per poter svolgere l’attività di docenza, e quindi di formazione, nei corsi dedicati agli addetti antincendio.
Viene inclusa la possibilità di abilitarsi come docente per la sola parte teorica, per la sola parte pratica, o per entrambe.

Potranno essere docenti abilitati solo coloro che:

  • dimostrano di aver maturato un’esperienza documentata specifica nell’insegnamento di queste materie 
  • hanno frequentato l’apposito corso tenuto dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, superando il relativo esame
  • fanno parte del personale cessato dal servizio del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, avendo lavorato per almeno dieci anni con ruoli operativi

In ogni caso, nell’arco di cinque anni, i docenti per mantenere la qualifica dovranno frequentare gli appositi corsi di aggiornamento sempre a cura dei Vigili del Fuoco.

Preposto per la sicurezza: ruolo e responsabilità

Preposto per la sicurezza: ruolo e responsabilità

 

Il Decreto n° 81 del 2008, chiamato anche Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro, definisce in modo molto forte un concetto tanto semplice quanto essenziale: per evitare infortuni e prevenire malattie professionali occorre organizzarsi con tutti i mezzi a disposizione.

Molto spesso quando si parla di questi “mezzi a disposizione” si pensa alle cosiddette misure tecniche come la sicurezza dei macchinari o la scelta di sostanze chimiche non pericolose, rischiando di far passare in secondo piano quelle organizzative.
Il Datore di Lavoro però, non solo deve organizzare la propria impresa nel migliore dei modi e formare i lavoratori perchè siano consapevoli dei rischi e dei corretti comportamenti, deve anche assicurare la vigilanza sul rispetto di queste regole.

Il concetto della vigilanza interna

Al contrario di quanto si possa pensare, non sono solo le Autorità a vigilare sulla corretta presenza delle misure di sicurezza in occasione dei controlli ufficiali. Una parte integrante della sicurezza aziendale è garantita dalla vigilanza interna, cioè dal fatto che il Datore di Lavoro attivamente funge da controllo.

Quando questo non è possibile il Datore di Lavoro necessariamente si affida ad un Dirigente (per le questioni decisionali) e ai Preposti (per questioni operative).

Il Preposto e le responsabilità

Secondo l’articolo 2 del Testo Unico, “il preposto è la persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende l’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa“.

Come si legge chiaramente nella definizione di legge, il lavoratore in questione possiede le competenze professionali e i poteri gerarchici adeguati. Molto spesso infatti gli incaricati a Preposto svolgono mansioni come “capo reparto” o “capo squadra”.

Il lavoratore designato come Preposto ha diritto a ricevere quindi anche una formazione specifica, che si aggiunge a quella che già deve ricevere come lavoratore in quanto tale, così da ottenere tutte le informazioni e la consapevolezza necessarie a sovrintendere l’attività lavorativa sotto il profilo della sicurezza.

Il Preposto è comunque responsabile se non viene ufficialmente incaricato e non frequenta la formazione?

La Corte di Cassazione in più occasioni, chiamata ad esprimersi, ha risposto sì

Recentemente anche la Sentenza n. 30800 del 09 agosto 2022 ha confermato questa interpretazione.
L’imputato che era stato accusato, in qualità di preposto di fatto (cioè preposto anche se non formalmente individuato), di avere adibito il lavoratore a mansioni diverse da quelle per le quali era stato assunto, senza quindi avergli fornito adeguate informazioni, e di avere omessa la dovuta vigilanza durante le fasi di lavorazione, è ricorso alla Corte di Cassazione lamentandosi fondamentalmente di non avere avuta nessuna investitura formale di preposto né di essere stato formato e addestrato per svolgere le relative funzioni, sostenendo altresì che l’obbligo di mettere a disposizione del lavoratore un macchinario sicuro e dotato dei richiesti dispositivi di sicurezza è stato posto dal legislatore a carico del datore di lavoro.

La suprema Corte nel rigettare il ricorso e nell’evidenziare che l’imputato aveva nei fatti svolto le mansioni di preposto, ha precisato che il fatto che un preposto non abbia seguito i corsi di formazione e di aggiornamento previsti dalle disposizioni di legge non può essere ragione di esonero da responsabilità; in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, ha inoltre sostenuto, le responsabilità di un dirigente e di un preposto non trovano la propria origine necessariamente nel conferimento di una delega da parte del datore di lavoro, potendo derivare, comunque, dall’investitura formale o dall’esercizio di fatto delle funzioni tipiche di tali figure di garanti.

Con riferimento poi a quanto evidenziato dal ricorrente in merito alle responsabilità del datore di lavoro per avere messo a disposizione del lavoratore una macchina priva dei dispositivi di sicurezza, la Corte di Cassazione ha ribadito uno dei principi fondamentali in materia di prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro, quello cioè in base al quale, qualora vi siano più titolari di una posizione di garanzia, ciascuno è per intero destinatario dell’obbligo di tutela impostogli dalla legge per cui l’omessa applicazione di una cautela antinfortunistica è addebitabile ad ognuno dei titolari di tale posizione.

Link utili: 

https://www.puntosicuro.it/sentenze-commentate-C-103/sulla-responsabilita-o-meno-di-un-preposto-non-formato-AR-22655/

 

SICUREZZA SUL LAVORO, STRETTA SUI CONTROLLI E LE SANZIONI

SICUREZZA SUL LAVORO, STRETTA SUI CONTROLLI E LE SANZIONI

 

Con la legge 215/21 dello scorso 20 Dicembre il Governo ha deciso di stringere la morsa sulle imprese che non rispettano le misure di prevenzione e protezione, anche sulla scia dei tanti incidenti spesso gravissimi o mortali che ogni giorno purtroppo ancora si verificano.
Le novità introdotte determinano da una parte un incremento dei controlli sul territorio e dall’altra un inasprimento delle sanzioni in caso di violazioni.

MODIFICHE ALL’ ARTICOLO 18 DEL TESTO UNICO

Questo articolo tratta gli obblighi del Datore di Lavoro, e le modifiche determinano la possibilità di sanzione (compresa la sospensione dell’attività) per i casi di “omessa vigilanza”. Inoltre non sarà prevista alcuna tolleranza per la mancata elaborazione del Documento Valutazione dei Rischi (2.500 €) e per la mancata formazione ed addestramento del lavoratore (300 € per ciascun lavoratore privo).
Ricordiamo su questo ultimo punto che la formazione va completata entro 60gg dall’inizio del rapporto di lavoro per tutti i lavoratori senza distinzione di mansione, paga, tipologia o durata del contratto.
Anche il lavoro nero sarà duramente punito, con la sospensione dell’attività e l’impossibilità di stipulare contratti con le PA per tutto il periodo della sospensione, quando ci sia il 10% della manodopera irregolare.

 

INCENTIVATA E SEMPLIFICATA LA SORVEGLIANZA DELLE AUTORITA’ SUL TERRITORIO


E’ stato esteso il potere di vigilanza all’ Ispettorato del Lavoro, che affiancherà quindi i tecnici del Dipartimento di Prevenzione delle ASL nelle attività di controllo in azienda per tutti i settori lavorativi.
Sempre a questo scopo verranno assunti nuovi tecnici della vigilanza antinfortunistica nell’Ispettorato e Carabinieri per la tutela del lavoro, così da consentire una maggiore capillarità dei controlli.
 

NUOVO RUOLO DEL PREPOSTO PER LA SICUREZZA

 
La figura del preposto, già prevista nel Testo Unico, viene ulteriormente definita e ampliata nella sua importanza. Questi lavoratori dovranno infatti sorvegliare e intervenire concretamente per correggere i comportamenti non conformi alle procedure di sicurezza eventualmente messi in atto dai colleghi, correggendo e istruendoli per prevenire qualsiasi forma di infortunio o malattia associata con il lavoro che potrebbe sopraggiungere nel tempo. A questo ruolo sono infatti associate responsabilità precise in caso di inadempienza, con imputazioni che possono arrivare non solo dalla violazione delle norme ma anche per lesioni o omicidio colposo.
Il preposto dovrà quindi essere individuato (e formato) quando il Datore di Lavoro non può assicurare la sorveglianza continuativa sulle lavorazioni, ad esempio per motivi di orario o in caso di imprese con diverse sedi o reparti. Naturalmente è necessario che il preposto sia un lavoratore che possieda capacità professionali e ruolo gerarchico adatti al ruolo.
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