FASE 2, obblighi e protocolli anti contagio: una guida pratica

FASE 2, obblighi e protocolli anti contagio: una guida pratica

 

In questi giorni si susseguono ordinanze, DPCM e circolari da parte delle istituzioni, in un divenire necessario ma che purtroppo sta creando confusione.

Confusione che porta, a volte in buona fede altre un po’ meno, all’uso della parola “obbligatorio” in modo improprio.

Vediamo quindi per ordine cosa è effettivamente obbligatorio fare, e cosa è invece consigliato.

NOTA PRELIMINARE: in questo articolo vogliamo proporre una guida alla situazione attuale generale, per supportare le aziende in questa fase di preparazione alla riapertura. E’ importante ricordare che nelle singole Regioni esistono ordinanze e decreti specifici che possono restringere o integrare quanto previsto a livello nazionale. 

1) Bisogna preparare un protocollo anti contagio.

Il protocollo consiste in una serie di misure tecniche e organizzative che consentono alle persone di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Va costruito sulla base di ciò che è contenuto nel “Protocollo condiviso per il contrasto della diffusione del Covid-19″ del 14/03/2020 integrato il 24/04/2020.

Descriveremo quindi in un documento cosa stiamo facendo per garantire la sicurezza nel nostro luogo di lavoro (es. mettiamo a disposizione gel mani e mascherine, facciamo un incontro di formazione specifica, riorganizziamo le postazioni e i turni di lavoro…)

RICAPITOLANDO: PROTOCOLLO ANTI CONTAGIO

  • Bisogna farlo obbligatoriamente? Sì.
  • Bisogna farsi aiutare obbligatoriamente da un tecnico? No.
  • Esiste un protocollo specifico per il mio settore di attività? No, ad oggi (30 Aprile) il protocollo è uno. Esistono delle prescrizioni specifiche aggiuntive solo per i cantieri edilizi e stradali.

2) Bisogna informare le persone e mettere a disposizione strumenti di prevenzione.

Si collega con quanto detto sopra. Nell’ottica di contrastare la diffusione del virus, l’informazione di tutte le persone che entrano a qualunque titolo nei nostri locali è fondamentale. Ecco quindi che esporremo cartelli, infografiche e informative varie (all’ingresso, negli spazi comuni, in bacheca ecc) in modo che chiunque possa trovare facilmente le indicazioni sulle norme di sicurezza da seguire.
Inoltre, non di secondaria importanza, l’informazione potrebbe passare attraverso un breve incontro formativo per i lavoratori, dove si spiegano i protocolli anti contagio adottati e si vede insieme come e quando utilizzare guanti, mascherine ecc.

Allo stesso modo, dovremo mettere a disposizione gel o altre soluzioni per disinfettare le mani, guanti monouso e mascherine. 
Su questo ultimo punto, in questi giorni si sta consolidando sempre più la prescrizione di indossarle sempre quando ci si trova in ambienti chiusi con più persone contemporaneamente.

RICAPITOLANDO: INFORMATIVE E STRUMENTI DI PREVENZIONE

  • Bisogna farlo obbligatoriamente? Sì.
  • Bisogna farsi aiutare obbligatoriamente da un tecnico? No.
  • Bisogna obbligatoriamente prendere barriere in plexiglass o altri separatori? No, queste soluzioni vanno valutate se non si riesce ad organizzare il posto garantendo le distanze interpersonali e altre misure preventive.

3) Bisogna sanificare ambienti e attrezzature.

Sanificare una superficie significa liberarla dello sporco (attraverso pulizia e detersione) e poi dalla carica microbica presente (attraverso la disinfezione). In questo modo andremo a “bonificarla”, impedendo che diventi fonte di contagio.
Questo concetto è già familiare a chi lavora nel settore sanitario e alimentare.

Per sanificare, dopo aver pulito le superfici, si possono utilizzare prodotti a base di ipoclorito di sodio o a base di alcol.
A questo proposito, un prodotto “disinfettante” è un igienizzante le cui capacità contro i germi sono certificate, che è stato quindi autorizzato dal Ministero della Salute come presidio medico chirurgico.

Oltre alle pulizie ordinarie, è necessario sanificare periodicamente gli ambienti di lavoro in base alla possibilità di esposizione al Covid-19. E’ inoltre necessaria una sanificazione negli ambienti dove hanno transitato casi Covid-19 per poterli utilizzare nuovamente.

Infine, capitolo credito d’imposta sulla sanificazione. L’attività di sanificazione professionale non può essere svolta da qualunque impresa di pulizie. Sono infatti previsti dei requisiti tecnici per potersi registrare come impresa di sanificazione (D.M. 274/97). Perciò, se vogliamo sfruttare il credito d’imposta, bisogna verificare che la ditta a cui ci affidiamo rientri in questa categoria.

Ultimo ma non ultimo: validiamo l’efficacia degli interventi. Qualunque sia il tipo di sanificazione che scegliamo, cerchiamo sempre un riscontro sull’effettivo risultato. Senza troppi aggravi economici è infatti possibile svolgere alcune verifiche analitiche ed essere certi che la sanificazione sia andata a buon fine.

RICAPITOLANDO: SANIFICAZIONE

  • Sanificare = pulire? No. Sanificare = pulire + disinfettare
  • E’ obbligatorio sanificare tutti i giorni? No. la sanificazione periodica va programmata in base al rischio di esposizione al virus dei nostri ambienti.
  • E’ obbligatorio sanificare dopo un caso positivo Covid? Si.
  • E’ obbligatorio far eseguire la sanificazione da una ditta esterna? No. E’ possibile eseguire la sanificazione in autonomia (con tutte le dovute accortezze e se siamo in grado!).
  • Devo obbligatoriamente acquistare macchinari per la sanificazione (es. ozono)? No. Tra l’altro l’uso di alcune tecnologie richiede delle competenze sia per garantire buoni risultati che per evitare pericoli per la salute e per l’ambiente.
  • Come funziona il credito d’imposta? Per ottenerlo, dobbiamo far eseguire la sanificazione a ditte che siano effettivamente registrate come impresa di sanificazione.
 
ALLEGATO 

Protocollo condiviso 14 marzo 
Protocollo condiviso 24 aprile
Documento Tecnico misure di prevenzione INAIL

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