Mese: Luglio 2018

Focolaio di Legionellosi a Bresso

Focolaio di Legionellosi a Bresso

 

Epidemia di Legionellosi a Bresso

In questi giorni, purtroppo, in una cittadina dell’interland di Milano si è scatenato un focolaio di Legionellosi.
Ad oggi, i casi di contagio sono 26, e sono già 3 le persone che hanno perso la vita a causa dell’infezione.

Naturalmente sono già all’opera le Autorità competenti per verificare la fonte di contaminazione e risolvere l’emergenza nel minor tempo possibile.
Dai primi risultati delle analisi l’acquedotto cittadino sembra sotto controllo, mentre alcuni campioni prelevati da una fontana e dall’appartamento di un contagiato, risultano positivi.

Diversi campioni sono stati prelevati anche da luoghi di aggregazione, come centri commerciali, dato che le vittime abitano in quartieri diversi della città.

Come si contrae la Legionellosi?

E’ importante ricordare che questo batterio vive in acqua, ma non è possibile contagiarsi bevendola, toccandola, o stando a contatto con persone già contagiate.
L’infezione avviene per via aerea, inalando goccioline di acqua contenenti il batterio.
Questo scenario è molto più comune di quanto possiamo immaginare: basti pensare al vapore che si sprigiona quando ci facciamo una doccia o laviamo i piatti, o a quello che inavvertitamente respiriamo quando passiamo vicino ad una fontana con giochi d’acqua o agli irrigatori di campi ed orti.

La Legionellosi, inoltre, è lo scenario più grave tra quelli che il batterio può causare nell’uomo.
Esiste infatti un’altra patologia causata dalla Legionella, nota come Febbre di Pontiac, che comporta malessere generale, cefalea e febbre.

La lotta contro la Legionella

Bresso aveva già avuto a che fare con alcuni casi di Legionellosi nel 2014, ed una delle preoccupazioni riguarda proprio capire il perchè si sia scatenato un nuovo focolaio.
Naturalmente le risposte potrebbero essere varie: una contaminazione di impianti pubblici a seguito di lavori di manutenzione, una rete idrica privata (ad esempio in case private o in attività commerciali) non adeguatamente sanificata, o anche una resistenza sviluppata dal batterio nei confronti di trattamenti che si erano rivelati efficaci fino ad ora.

Il controllo e la prevenzione nei confronti della presenza di Legionella è obbligatorio per molte realtà lavorative (ad esempio strutture ricettive come gli hotel).
La tipologia di interventi da attuare varia anche in relazione ai possibili scenari “a rischio” (pensiamo ad un parco acquatico o ad un centro commerciale con l’impianto di aria condizionata che sfrutta l’acqua per raffreddare).
Le strategie per prevenire la contaminazione (o l’eccessivo accumulo del batterio nell’impianto) sono molte.
E’ sempre bene affidarsi a tecnici per valutare i pro ed i contro, in base alle necessità e alla situazione.

Utilità:

Programma Legionella Free

Case History

ONU e OMS sono davvero contro il Made in Italy?

ONU e OMS sono davvero contro il Made in Italy?

 

ONU e OMS sono davvero contro il Made in Italy?

Negli ultimi giorni siamo stati invasi da titoli come
ONU e OMS possono mettere a rischio il prosciutto ed il parmigiano“, oppure
L’ONU dichiara guerra al parmigiano: pericoloso come il fumo“, ed ancora
Assurda crociata dell’OMS contro l’olio d’oliva“.

Come è naturale aspettarsi, affermazioni del genere hanno suscitato una forte reazione nei lettori e nei consumatori. Si è quindi scatenata, come sempre ormai, una reazione a catena nel web e nei social fatta di post, link e commenti via via sempre più accesi.
Ovviamente questo fenomeno ha innescato il classico effetto del “telefono senza fili“:
più la notizia si è sparsa, meno i contenuti apparivano chiari ed aderenti ai fatti reali dietro alla questione.

Falsa crociata contro il Made in Italy: da dove parte la notizia

Tutto nasce da un report del giugno scorso, “Time To Deliver“, in cui l’OMS ha presentato una serie di possibili raccomandazioni per ridurre l’impatto negativo sulla salute derivanti dal consumo di certi alimenti. Il prossimo 27 settembre a New York, in occasione della terza riunione convocata per valutare i progressi compiuti nella lotta alle malattie non trasmissibili, discuteranno anche di questo report.

Per chiarezza, una malattia non trasmissibile (NCD) è una condizione medica o malattia che non viene causata da agenti infettivi (non infettivi o non trasmissibili). Questo termine si riferisce quindi a malattie che durano per lunghi periodi di tempo e progrediscono lentamente.

Nel report possiamo infatti leggere che esiste un consenso internazionale sul fatto che le morti legate alla NCD possono essere ampiamente prevenute o ritardate. Questo è possibile lavorando su una serie di interventi economicamente convenienti, accessibili e basati su prove.
La preoccupazione relativa alle NCD è infatti tanto sociale quanto economica: le sole malattie associate a obesità e sovrappeso incidono mediamente in quota 25-30% sulle spese generali della sanità pubblica.

Made in Italy sotto attacco? non proprio.

Ciò che l’Assemblea Generale chiede, andando a ben vedere, consiste in:

  1. prendere misure per implementare la serie di raccomandazioni dell’OMS per ridurre l’impatto del marketing dei cibi malsani e bevande non alcoliche per bambini;
  2. considerare il produrre e promuovere più prodotti alimentari coerenti con una dieta sana;
  3. promuovere e creare un ambiente che consenta più comportamenti sani tra i lavoratori;
  4. lavorare per ridurre l’uso di sale nell’industria alimentare;
  5. contribuire agli sforzi per migliorare l’accesso e la convenienza di farmaci e tecnologie nella prevenzione e controllo delle malattie non trasmissibili;

Appare evidente come non ci sia nessun attacco diretto nei confronti dei prodotti tipici della cucina italiana.
Da dove nasce quindi la notizia?
C’è da dire che Stati Uniti ed Italia hanno espresso alcune opposizioni alle richieste dell’Assemblea, motivate dal fatto che non ci sarebbero prove sufficienti sul coinvolgimento di certi alimenti nelle malattie non trasmissibili, e che bisognerebbe invece promuovere un messaggio che spiega come qualsiasi alimento può far parte di una dieta sana.
Questo ultimo punto in particolare suscita una certa impressione: è ormai infatti noto che molti alimenti, per le loro caratteristiche nutrizionali, non possono essere considerati parte di una dieta sana.
Ma anche in questo caso, gli alimenti imputati non sarebbero di certo quelli tipici della tradizione italiana!

Quali conclusioni, dunque?

Certo è che molti degli alimenti e dei piatti nostrani sono calorici ed in alcuni casi piuttosto carichi in quanto a sale e grassi, e che l’introduzione di misure come la fantomatica “etichetta semaforo” potrebbe creare una percezione sbagliata.
Occorre sicuramente capire come, quando ed in che modo questo provvedimento verrebbe messo in atto.
In ogni caso diventa sempre più importante l’adozione di un’educazione alimentare che consenta ai consumatori di sapere quali sono le corrette quantità da assumere ed il vero significato della composizione nutrizionale dei tanti prodotti che quotidianamente acquistano e mangiano.

 

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