Allergie alimentari: ci sono quantità soglia minime?

Allergie alimentari: ci sono quantità soglia minime?

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Allergie alimentari e valori soglia: una questione ancora aperta

Il tema delle allergie alimentari è ormai molto familiare a tutti i consumatori. Il Regolamento CE 1169/2011 ha infatti stabilito obblighi precisi sulle informazioni da fornire riguardo la presenza di ingredienti capaci di provocare reazioni avverse nei soggetti sensibili.
Ci siamo infatti ormai abituati al libro degli ingredienti (ad esempio in gastronomie e pasticcerie) e alle indicazioni sugli allergeni nei menù dei ristoranti.
Resta invece ancora aperta la questione su certe diciture quasi sempre presenti nelle etichette dei prodotti alimentari. (Dubbi sull’etichettatura? Chiedi una consulenza)
Stiamo parlando della frase: “può contenere tracce di” frutta a guscio, latte, ecc.

Allergie e intolleranze alimentari

Anche se può sembrare scontato, è sempre utile sottolineare quale sia la differenza tra intolleranze e allergie alimentari.

Quando una persona è intollerante ad un alimento, ad esempio al lattosio, presenta una serie di disturbi quando assume cibi che lo contengono. Questi disturbi, generalmente, sono legati alla difficoltà dell’organismo di digerire o assimilare correttamente la sostanza, provocando sintomi e problemi molto diversi a seconda dei casi.
In caso di intolleranza, la gravità dei sintomi è conseguente alla quantità di sostanza ingerita.

Quando una persona è allergica ad un alimento, ad esempio ai crostacei, il suo organismo scatena una reazione immunitaria specifica in presenza dell’allergene.
Anche in questo caso i sintomi possono essere di vario tipo, ma non sono legati alla quantità di allergene ingerito.

Allergie alimentari 1

Valori soglia degli allergeni

Dicevamo che nell’industria alimentare si è diffusa sempre di più la consuetudine di scrivere in etichetta “contiene tracce di…” “prodotto in uno stabilimento che lavora anche…“.
Tali diciture, prima di tutto, sono errate e illegittime da un punto di vista normativo.
Infatti bisogna riportare in etichetta la presenza di un allergene quando questo è un componente del prodotto, a prescindere dalla quantità.
Oppure quando la sua presenza non si può escludere, nonostante le procedure di prevenzione dalle contaminazioni adottate in azienda.

Inoltre, proprio perchè nei soggetti allergici la reazione non è legata alla quantità ingerita, il concetto di “tracce” non ha alcun valore.

Oltre alle problematiche legali, queste frasi rendono difficile la scelta dei prodotti da acquistare per i consumatori allergici.

Ad oggi, come dicevamo, non è stato possibile raggiungere un parere scientifico univoco sulle quantità minime in grado di scatenare la reazione nel soggetto che soffre di allergie alimentari, sebbene siano stati fatti diversi studi su questo tema.
Uno di questi, realizzato nell’ambito del progetto EuroPrevall e pubblicato nel Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha cercato di individuare la soglia di pericolosità di 5 allergeni molto comuni, ossia arachidi, nocciole, sedano, pesce e crostacei.
Sono stati raccolti dati su più di 400 persone, cercando di individuare la quantità di allergene in grado di provocare la reazione in almeno il 10% dei soggetti.
Dai risultati è emerso che per quanto riguarda sedano, arachidi, nocciole e pesce sono sufficienti pochi milligrammi, mentre per i gamberetti la quantità si attesta intorno ai 2 grammi e mezzo.

Gli studi da eseguire prima di giungere a dei risultati sufficienti sono ancora in corso, e si sta investendo molto per conferire sempre più rilevanza scientifica alle informazioni riportate nelle etichette dei prodotti alimentari.

 

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